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Quel favore maledetto
CAPITOLO I
I colori dell’aurora rossastra stavano pian piano
svanendo, lasciando nel cielo quella tonalità di azzurro
così calda e serena che si può apprezzare solo la mattina
presto.
Temperance abbassò lo sguardo verso l’orologio da polso,
erano le 7 in punto.
Uscì dal suo studio ed andò a leggiucchiare degli ultimi
dati vicino al tavolo delle autopsie.
Pian piano quella morbida luce stava invadendo i candidi
studi del Jeffersonian insinuandosi dalle ampie vetrate.
Le piaceva lo studio a quell’ora, le infondeva una certa
pace, pace che ultimamente era difficile da trovare nel suo
cuore afflitto da troppi pensieri.
Mentre rimuginava sui recenti avvenimenti che le erano
accaduti guardò l’orologio, Booth era in ritardo. Classico.
Prima le ripete circa duecento volte di incontrarsi al
Jeffersonian ad un orario disumano senza neanche spiegare il
perché, poi è anche in ritardo.
Nonostante la sua sconsideratezza questo fatto la faceva
sorridere.
Le capitava spesso ultimamente.
Ogni volta che un pensiero doloroso le assaliva la mente lei
pensava a Booth, e a come avrebbe reagito se lei le avesse
detto una determinata cosa.
Immaginava le situazioni più disparate e la cosa la faceva
stare meglio, le mancava averlo accanto, le mancava sentire
il suo odore virile che le emanava sicurezza, le mancava il
suo sguardo comprensivo, le mancava Booth.
Era stata un’estate molto lunga. Forse la più lunga che
avesse mai avuto.
Circa 4 mesi fa l’uomo a cui lei era stata più vicina in
tutta la sua vita se ne era andato. Aveva salpato per il
mare aperto lasciandola sola, e tutto questo perché l’aveva
voluto lei.
Dall’altra parte suo padre che non vedeva da 15 anni era
tornato, ma era stato arrestato con l’accusa d’omicidio.
Temperance sentiva un vuoto nel cuore, come se tutto quello
a cui lei tenesse di più fosse costretto ad andar via. Anche
Zach, il suo alunno modello, ex-assistente ed ora collega
era partito per andare in Iraq e ora l’aveva lasciata a
scegliere il suo rimpiazzo, cosa che non era affatto facile.
Si sentiva persa.
Ed in questa massa informe di paura e insicurezza il
rivedere Booth era l’unica certezza, quell’ancora solida che
non avrebbe mai permesso che fosse trascinata via da turbini
e correnti.
Passò un’altra mezzora.
Temperance si dedicò alla catalogazione di alcuni resti che
come al solito venivano portati al Jeffersonian. Catalogò
gli scheletri per sesso ed età e mise da parte i teschi per
la ricostruzione facciale che avrebbe fatto con Angela.
Guardò di nuovo l’orologio, le 8.30. A quel punto la
situazione non la fece più sorridere, anzi la irritò
alquanto.
Dopo qualche minuto si sentì il rumore di un grosso motore
appena fuori dall’edificio.
Temperance si tolse i guanti e il camice e uscì
dall’edificio, poteva essere Booth.
Davanti alla porta della divisione di Antropologia si era
fermata una motocicletta di grossa cilindrata, Temperance si
avvicinò incuriosita.
Il guidatore bloccò la moto con il cavalletto e venne verso
di lei, Temperance era confusa, ma quand’egli fu di fronte a
lei si tolse il casco integrale e con sua grande sorpresa
era Booth.
Il sole illuminava il suoi capelli scompigliati ed il suo
sorriso mentre avanzò per abbracciarla, con sua grande
delusione Temperance si scostò e pose le mani sui fianchi
mostrando un’espressione tutt’altro che entusiasta.
-Avanti Bones non ci vediamo da tre mesi e mi fai questa
faccia?-
-Sei in ritardo. Sei in ritardo di due ore.-
-Ehm si lo so…ho avuto...come dire...dei “problemi
tecnici”…-
Temperance gli si avvicinò mantenendo la stessa espressione
glaciale, Seeley però capì che aveva abbassato la guarda e
non gli dispiaceva affatto osservarla in quell’espressione,
al contrario ne era quasi divertito.
-La macchina non partiva stamattina così ho chiamato il
carro attrezzi che è venuto dopo mezzora e poi sono andato
in cantina a prendere la motocicletta.-
-Naturalmente tutto ciò senza neanche pensare di avvisarmi.
Sono qui dalle 6 e mezza Booth!-
-Si Bones lo so...è che...me lo sono dimenticato.- Ammise,
grattandosi la nuca come gesto di imbarazzo.
Temperance cambiò espressione. Vederlo così in imbarazzo la
calmava la spingeva ad essere più gentile.
-Allora…perché sono venuta qui così presto stamattina?-
Seeley sorrise, ormai era fatta, era riuscito ancora a
calmare Bones.
-All’FBI serve un antropologo per analizzare dei resti sul
territorio di un’ambasciata...potrebbe trattarsi di un
attentato...C’è un’ora buona di strada per questo ti avevo
chiesto di venire presto.-
Seeley le sorrise supplichevole un’altra volta, e colse
un’espressione distaccata negli occhi di Temperance, come se
stesse pensando a qualcos’altro piuttosto che sentire le sue
scuse..
-Ehi Bones…tutto ok?-
-Oh, ehm, si si certo che domande..- Temperance cadde dalle
nuvole ancora una volta la sua mente aveva vagato sui
pensieri che l’affliggevano poco prima…
Il suo sguardo si andò a posare sul viso di Seeley che la
guardava negli occhi e le sorrideva…chissà come faceva, ma
c’era riuscito un’altra volta. Completamente vinta dal suo
sguardo caldo e rassicurante Temperance si lasciò scappare
un sorriso.
-Allora come raggiungiamo la location?-
Seeley le lanciò uno sguardo interrogativo..
-Con la moto..con cos’altro pensi dovremmo andare?-
-Con la moto?? Dobbiamo fare un’ora di viaggio su un veicolo
a due ruote?-
-E’ l’unica soluzione Bones. E poi guarda è un gioiello..-
mentre parlava Temperance notò quasi un barlume nei suoi
occhi..
-Pensavo ti piacessero le macchine..-
-Oh Bones anche io pensavo ti piacessero le persone morte,
ma poi mi sono dovuto ricredere…- Seeley la punzecchiò.
-Non è divertente.- Replicò Temperance storcendo il naso.
-Oh invece si, lo è. Eccome.-
Divertito dalla loro conversazione si avvicinò al motore ed
estrasse dal baule un secondo casco e glielo porse.
Temperance lo prese e dopo averlo indossato una dopo l’altro
montarono sul motore.
Seduta dietro a lui, potendo ammirare le sue ampie spalle e
con il viso coperto dal casco integrale, Temperance pensò
che era dannatamente sexy, pensiero che si stupì del come
mai era entrato nel suo cervello…
-Allora partiamo, mi raccomando Bones stringiti forte a me.-
-C-cosa mi stai chiedendo di fare?-
-Se non vuoi schizzare via dal motore mentre lo guido, ti
chiedo cortesemente di tenerti stringendoti a me.-
-Ah oh ehm..ok.- Leggermente imbarazzata e confusa cinse il
torace di Seeley con le sue braccia e vi si strinse, ma
prima che potesse godere a pieno la sensazione dei loro
corpi in adesione la moto partì sfrecciando ad alta
velocità.
Era stata una lunga giornata, tra le procedure per
analizzare i resti nel territorio dell’ambasciata, tra il
caldo asfissiante e quelle orribili zanzare tigre.
Seeley si guardò intorno. Temperance era poco lontano da lui
che discuteva con un patologo, decise di non avvicinarsi ai
due coinvolti in un acceso dialogo, e poi se anche lo avesse
fatto, si sarebbe sentito come se avesse il quoziente
intellettivo pari a quello di una scimmia.
Era strano. Per tutto l’intero giorno l’aveva osservata in
ogni minimo movimento e non poteva che credere che ci fosse
qualcosa che non andava. Ok, la dottoressa si era comportata
come il suo solito, mantenendo la razionalità al primo
posto, ma, se lo sentiva, era come se non avesse più la
forza di rispondere alle sue provocazioni, cosa che ADORAVA
fare, glielo si leggeva negli occhi.
Eppure questa volta se ne era stata muta tutta l’intera
giornata e aveva pure ignorato che lui avesse scambiato un
omero per una tibia e viceversa.
Insomma, c’era SICURAMENTE qualcosa che non quadrava, e lui
sapeva che in un modo o nell’altro avrebbe scoperto di cosa
si trattasse.
Quando tutte le procedure di protocollo furono completate a
Temperance e a Seeley fu detto che potevano andare.
-Ehi Bones!- le andò incontro cingendo le sue spalle con il
braccio destro.
-E’ stata una lunga giornata, fortuna che un’auto dell’ FBI
ci accompagnerà al Jeffersonian. Caricheranno la mia
motocicletta nel portabagagli.-
Temperance non rispose, ma si limitò ad assentire. Seeley le
lanciò uno sguardo sinceramente preoccupato, quello sguardo
che lei non sopportava soprattutto quando cercava di
nascondere i suoi problemi.
La macchina scura si fermò davanti a loro ed entrambi
entrarono prendendo posto nei sedili posteriori dell’auto.
-Abbiamo tempo.- fece un sorrisetto ingenuo.
-Ora potrai parlarmi senza problemi di ciò che ti affligge.-
Temperance sospiro seccata, poi indugiò qualche secondo, il
suo respiro divenne più affannoso e una lacrima le rigò il
viso.
Seeley fu ancora più preoccupato. Si avvicino a lei e la
abbracciò.
Temperance posò il suo capo sulla spalla di lui e fra i
singhiozzi si rivolse a lui:
-Sono un mostro. Tutti non vedono l’ora di fuggire da me.-
-Bones, questa è una stupidaggine, non è assolutamente vero.
Come vedi io sono qui.- gli sorrise.
-Sully, Zach e ora anche papà.-
-Tuo padre si è fatto arrestare perché se non lo avesse
fatto ti avrebbe persa per sempre.-
-Si, e ora gli daranno la pena di morte.-
-E’ per questo che non sei ancora andata a trovarlo?-
Temperance lo guardò per un secondo, poi cambiò discorso.
-Perché lo fai Booth?-
-Faccio cosa?-
-Tu ci sei sempre. Sai tutto delle mie situazioni personali
e mi aiuti a superarle, senza mai chiedere nulla in cambio.-
-Bones è per questo che esistono gli amici.-
-Si ma..io non riesco ad avere pace! Certe volte io mi
chiedo se ci sia qualcosa che IO possa fare per te!-
Booth la guardò. Un sorrisetto gli illuminò il viso
-In realtà…qualcosa ci sarebbe...- |