Testimoni alla sbarra

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Oh, no! Ma io l’ho già ottenuto il mio dottorato!! Cosa ci faccio di nuovo qui? Sono nella stessa stanza con il pavimento a riquadri bianchi e neri, le pesanti tende di velluto alle finestre, le sedie con gli schienali di cuoio. Me la ricordo bene questa stanza, dato che mi sono guardato intorno a lungo prima che la commissione entrasse. Ci sono le stesse persone sedute al tavolo di legno di fronte a me, nello stesso ordine. Io indosso gli stessi abiti e ho di nuovo i capelli più lunghi, come li avevo prima che Angela me li facesse tagliare per farmi assumere dalla dottoressa Saroyan… Spero che mi prendano sul serio ugualmente…

Però non c’è la dottoressa Brennan insieme agli altri…

Lei mi ha consigliato di rispondere solo alle domande… ma che tipo di domande mi faranno?!? Finché mi chiedono delucidazioni sull’analisi dei traumi ossei posso rispondere in modo esauriente… ma non sono a mio agio quando passano alle domande personali…
Forse non sono rimasti soddisfatti del fatto che li abbia corretti… tutti al laboratorio sembravano sorpresi che l’avessi fatto… ma è successo solo quando avevano torto…

“Signor Addy……”
Ecco… iniziamo… Perché ora il tono con cui il dottor Greyson ha detto ‘signor Addy’ mi sembra minaccioso?
Trattengo il respiro aspettando che formulino una domanda.

“Signor Addy, come definirebbe la relazione tra la dottoressa Brennan e l’agente Booth?”

E questo ora come potrebbe essere rilevante? Forse vogliono sapere perché Booth ha praticamente rapito la dottoressa Brennan durante la discussione della mia tesi…
Certo che… prima hanno da ridire sulla mia immagine, ora su Booth e la Brennan… Ma di che tipo di informazioni hanno bisogno? Non riesco proprio a capire la ragione di questa domanda, visto che non ha assolutamente nessuna attinenza con la mia tesi di dottorato…
A meno che non siano risentiti proprio per quell’episodio…
Sì, deve essere questo. Vogliono sapere perché Booth ha portato via la dottoressa Brennan in quel modo. È l’unica spiegazione plausibile.

“Sono partner, lavorano insieme. La dottoressa Brennan collabora alle indagini condotte dall’agente Booth per conto dell’FBI…”
“Ne è sicuro?”
Che domande fanno? Li vedo tutti i giorni, è lampante che collaborano ai casi!
“Certo che sono sicuro! Anche io, il dottor Hodgins e la dottoressa Montenegro facciamo parte della squadra che collabora con l’agente Booth. E anche la dottoressa Saroyan…”

La loro espressione mi rende inquieto. Sembra quasi che mi accusino…
A proposito… perché ora sono in tribunale? Come ci sono arrivato? Non ricordo né un viaggio né un eventuale mezzo di trasporto…
Sono seduto al banco dei testimoni, ma non riesco a capire chi mi ci ha portato né il perchè.

Ma ora devo concentrarmi su quello che mi ha detto Angela riguardo all’atteggiamento da tenere in tribunale per influire sulla giuria: tenere alto lo sguardo, scandire bene le parole, guardare negli occhi il mio o i miei interlocutori…

Dopo un intervallo che mi sembra eccessivamente lungo per un interrogatorio sento finalmente arrivare un’altra domanda.
“Lei è quello che è stato presente più degli altri ai sopralluoghi a cui l’agente Booth e la dottoressa Brennan hanno partecipato. Ha notato qualcosa in quelle occasioni?”
Cosa avrei dovuto notare? Come faccio a rispondere se non ricevo indicazioni più specifiche su quello che vogliono sapere? Non ho dati sufficienti per risolvere il problema…
“Sì, all’inizio ero presente, ma i miei compiti si limitavano allo scattare foto della scena del crimine e di tutti i resti che venivano portati alla luce, niente di più specifico…”
Però almeno andavo sulla scena del crimine… Ora sono un vero e proprio antropologo forense, ma faccio di nuovo solo ed esclusivamente il lavoro di laboratorio…
Professionalmente è un avanzamento… Perché ne ho parlato con una sorta di rimpianto? Forse perché mi incuriosiva il lavoro sul campo? Dal punto di vista scientifico ovviamente… per analizzare come le persone modifichino il loro atteggiamento in un luogo in cui è avvenuto un delitto, probabilmente perché spaventati all’idea che in quello steso luogo ne possa avvenire un altro…
E quando la dottoressa Brennan ha iniziato a lavorare con Booth anche noi abbiamo iniziato a vedere qualcosa al di fuori del laboratorio… o quantomeno a relazionare le nostre scoperte alle persone e alle situazioni coinvolte.

Però a me piace il lavoro di laboratorio. È il mio territorio, il luogo in cui mi trovo meglio… Tutto mi è familiare, conosco ogni singolo macchinario, ogni programma installato sui computer, so perfettamente dove cercare le informazioni che mi servono. Almeno la maggior parte delle volte.


Il corso dei miei pensieri viene interrotto da qualcuno che pronuncia il mio nome, ma questa volta non è né il dottor Greyson né nessun altro della commissione.
“Dottor Addy, lei è stato testimone del progressivo avvicinamento del dottor Hodgins e della signorina Montenegro, vero?”
Beh, più o meno… quando ho iniziato ad accorgermene Jack la guardava già come un pesce lesso…
E come mai sono passati da Booth e la dottoressa Brennan a Hodgins e Angela?
“Ehm… Sì…”
Se per ‘testimone’ intende la semplice presenza sulla scena…
“E ha mai avuto l’impressione che stesse succedendo la stessa cosa all’agente Booth e alla dottoressa Brennan?”
Ah, ecco il legame. Una cosa è risolta, ma tutto il resto è ancora confuso… Per esempio il perché mi trovo in questo posto… E il perché mi trovo a dover rispondere a domande di questo genere… Nient’affatto scientifiche… domande per cui non sono preparato…
Pensavo che in un tribunale si giudicassero i fatti, invece mi sta chiedendo qualcosa che riguarda mie impressioni. Su -come l’ha chiamato?- sull’ “avvicinamento” di Booth e della dottoressa Brennan…
Angela fin dall’inizio ha fatto qualche accenno al riguardo, ma io non mi sono mai accorto di niente di particolare… E comunque una impressione non sarebbe un dato oggettivo in ogni caso, per definizione.
“Non ho gli elementi necessari a dare una risposta soddisfacente in merito”

“E cosa ne penserebbe di un eventuale relazione tra l’agente Booth e la dottoressa Brennan?”
Mi sembra di capire che non si riferisca alla loro relazione lavorativa, visto che ha usato la parola ‘eventuale’…
Sono decisamente a disagio a rispondere a questo genere di domande. Ne ho la conferma dalla circolazione sanguigna delle mie mani che è rallentata e dalla pulsazione cardiaca che è notevolmente accelerata.
“Penso che un loro ‘eventuale’ legame potrebbe compromettere la loro stabilità professionale. Entrambi sono troppo dediti al loro lavoro per far sì che questo accada.”

Ma perché a tutti interessa tanto la mera ipotesi di una relazione tra Booth e la dottoressa Brennan?
Probabilmente perché ci troviamo in una sorta di situazione di convivenza forzata, lavorando sempre insieme, e questo provoca un interesse eccessivo verso particolari della vita privata delle persone che ci circondano…
Ma la persona che me lo sta chiedendo non lavora con noi…
Data la sua posizione e il luogo in cui mi trovo posso assumere che sia un avvocato, e di solito gli avvocati hanno una strategia da perseguire per far prosciogliere i loro clienti, quindi posso presumibilmente aspettarmi anche un comportamento aggressivo da parte sua. Ma in questo caso chi sono i clienti? E quale può essere la strategia?
Non ho gli elementi per rispondere…
Mi sento impotente… posso solo aspettare la prossima domanda… ma non ho abbastanza prove da analizzare per venire a capo della faccenda. Sono a disagio.

“Ha mai notato se l’agente Booth guarda o tratta la dottoressa Brennan in modo diverso da chiunque altro? Riprovi a pensare ai momenti di pericolo. In alcune situazioni avrà pensato che, se al posto della dottoressa Brennan ci fosse stato un altro di voi, lui si sarebbe comportato in modo diverso…”
“Mmmm……” Il suono che produco quando c’è qualcosa che non mi convince…
“Scusi?”
La dottoressa Brennan sarebbe riuscita ad interpretare questo segnale. Lo fa sempre.
“Il modo in cui è posta questa domanda non mi consente una risposta oggettiva e scientificamente esauriente.”
Guarda in alto. Conosco quello sguardo. L’ho visto più volte. In genere associato al pensiero che quello che ho appena detto è bizzarro. Mi è già stato detto parecchie volte che alcune espressioni che uso possono suonare strane e incomprensibili ad un comune interlocutore. Ci devo lavorare sopra.

“Alla luce dei fatti, le sembrerebbe così strano se la dottoressa Brennan e l’agente Booth decidessero di… ehm… frequentarsi?”
“Presumo che lei, con ‘frequentarsi’, intenda una relazione di tipo sentimentale e non lavorativo…”
Sembra infastidito. Eppure è a causa del suo linguaggio non sufficientemente appropriato se mi trovo costretto a puntualizzare.
“Appunto”
Lo ha detto con una specie di risolino. Era divertente forse? E poi ‘strano’ non è un termine tecnico…
“Cosa intende per ‘strano’? Statisticamente improbabile?”
“Sì… diciamo statisticamente”
“Allora… immagino che, in un ambiente lavorativo chiuso come il nostro, sia comprensibile che, talvolta, la ricerca di un partner di vita avvenga proprio nel suddetto ambiente di lavoro… Soprattutto per qualcuno che, come noi, passa una considerevole quantità di tempo con i colleghi…… Alcuni artropodi, soprattutto i più lenti, sono ermafroditi per raddoppiare le loro chance di trovare un compagno… qui invece succede il contrario, si è forzati alla quasi convivenza con una ristretta cerchia di membri dell’altro sesso…”
“Come è successo al dottor Hodgins e ad Angela Montenegro…”
“Sì”

“Quindi, riassumendo la sua deposizione, lei non ha mai notato niente di più di un interesse lavorativo tra l’agente Booth e la dottoressa Brennan, e non la stupirebbe eccessivamente una loro eventuale relazione solo perché condividono lo stesso ambiente lavorativo?!?”
Sembra che mi stia facendo uno scherzo… E io continuo a non comprendere cosa vuole da me.
“Beh, non ho detto esattamente questo…”
“Ma mi pare di capire che il suo contributo sia sostanzialmente inutile alla causa, visto che non si accorge di niente al di là del suo microscopio…”
“Il microscopio non è l’unico strumento di cui mi posso servire per…”
“Dottor Addy, ora può andare”
“Ma non ho nemmeno finito la frase…”

Con un gesto mi fa capire che non importa, che posso andarmene tranquillamente.
Che il mio contributo non è rilevante.
Come se il mondo al di fuori del mio ambiente di lavoro potesse fare a meno di me. Senza accorgersi della differenza.
Come io non mi accorgo di ciò che non ha attinenza con il lavoro. Me lo hanno già fatto notare. Parecchie volte.

E se l’avvocato avesse ragione? Se fosse vero che non mi accorgo di niente al di fuori di quello che posso analizzare in laboratorio e per questo ho difficoltà a rapportarmi con gli altri nel mondo esterno?
Come mi troverei in un ambiente che non conosco e di cui ignoro le regole intrinseche di comportamento?
È possibile che io non sia ancora in grado di relazionarmi al mio prossimo in un caso di questo genere.
Forse mi serve un cambiamento…

(...Continua...)


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