|
Testimoni alla sbarra
-3-
Oh, no! Ma io l’ho già ottenuto il mio dottorato!! Cosa ci
faccio di nuovo qui? Sono nella stessa stanza con il
pavimento a riquadri bianchi e neri, le pesanti tende di
velluto alle finestre, le sedie con gli schienali di cuoio.
Me la ricordo bene questa stanza, dato che mi sono guardato
intorno a lungo prima che la commissione entrasse. Ci sono
le stesse persone sedute al tavolo di legno di fronte a me,
nello stesso ordine. Io indosso gli stessi abiti e ho di
nuovo i capelli più lunghi, come li avevo prima che Angela
me li facesse tagliare per farmi assumere dalla dottoressa
Saroyan… Spero che mi prendano sul serio ugualmente…
Però non c’è la dottoressa Brennan insieme agli altri…
Lei mi ha consigliato di rispondere solo alle domande… ma
che tipo di domande mi faranno?!? Finché mi chiedono
delucidazioni sull’analisi dei traumi ossei posso rispondere
in modo esauriente… ma non sono a mio agio quando passano
alle domande personali…
Forse non sono rimasti soddisfatti del fatto che li abbia
corretti… tutti al laboratorio sembravano sorpresi che
l’avessi fatto… ma è successo solo quando avevano torto…
“Signor Addy……”
Ecco… iniziamo… Perché ora il tono con cui il dottor Greyson
ha detto ‘signor Addy’ mi sembra minaccioso?
Trattengo il respiro aspettando che formulino una domanda.
“Signor Addy, come definirebbe la relazione tra la
dottoressa Brennan e l’agente Booth?”
E questo ora come potrebbe essere rilevante? Forse vogliono
sapere perché Booth ha praticamente rapito la dottoressa
Brennan durante la discussione della mia tesi…
Certo che… prima hanno da ridire sulla mia immagine, ora su
Booth e la Brennan… Ma di che tipo di informazioni hanno
bisogno? Non riesco proprio a capire la ragione di questa
domanda, visto che non ha assolutamente nessuna attinenza
con la mia tesi di dottorato…
A meno che non siano risentiti proprio per quell’episodio…
Sì, deve essere questo. Vogliono sapere perché Booth ha
portato via la dottoressa Brennan in quel modo. È l’unica
spiegazione plausibile.
“Sono partner, lavorano insieme. La dottoressa Brennan
collabora alle indagini condotte dall’agente Booth per conto
dell’FBI…”
“Ne è sicuro?”
Che domande fanno? Li vedo tutti i giorni, è lampante che
collaborano ai casi!
“Certo che sono sicuro! Anche io, il dottor Hodgins e la
dottoressa Montenegro facciamo parte della squadra che
collabora con l’agente Booth. E anche la dottoressa Saroyan…”
La loro espressione mi rende inquieto. Sembra quasi che mi
accusino…
A proposito… perché ora sono in tribunale? Come ci sono
arrivato? Non ricordo né un viaggio né un eventuale mezzo di
trasporto…
Sono seduto al banco dei testimoni, ma non riesco a capire
chi mi ci ha portato né il perchè.
Ma ora devo concentrarmi su quello che mi ha detto Angela
riguardo all’atteggiamento da tenere in tribunale per
influire sulla giuria: tenere alto lo sguardo, scandire bene
le parole, guardare negli occhi il mio o i miei
interlocutori…
Dopo un intervallo che mi sembra eccessivamente lungo per un
interrogatorio sento finalmente arrivare un’altra domanda.
“Lei è quello che è stato presente più degli altri ai
sopralluoghi a cui l’agente Booth e la dottoressa Brennan
hanno partecipato. Ha notato qualcosa in quelle occasioni?”
Cosa avrei dovuto notare? Come faccio a rispondere se non
ricevo indicazioni più specifiche su quello che vogliono
sapere? Non ho dati sufficienti per risolvere il problema…
“Sì, all’inizio ero presente, ma i miei compiti si
limitavano allo scattare foto della scena del crimine e di
tutti i resti che venivano portati alla luce, niente di più
specifico…”
Però almeno andavo sulla scena del crimine… Ora sono un vero
e proprio antropologo forense, ma faccio di nuovo solo ed
esclusivamente il lavoro di laboratorio…
Professionalmente è un avanzamento… Perché ne ho parlato con
una sorta di rimpianto? Forse perché mi incuriosiva il
lavoro sul campo? Dal punto di vista scientifico ovviamente…
per analizzare come le persone modifichino il loro
atteggiamento in un luogo in cui è avvenuto un delitto,
probabilmente perché spaventati all’idea che in quello steso
luogo ne possa avvenire un altro…
E quando la dottoressa Brennan ha iniziato a lavorare con
Booth anche noi abbiamo iniziato a vedere qualcosa al di
fuori del laboratorio… o quantomeno a relazionare le nostre
scoperte alle persone e alle situazioni coinvolte.
Però a me piace il lavoro di laboratorio. È il mio
territorio, il luogo in cui mi trovo meglio… Tutto mi è
familiare, conosco ogni singolo macchinario, ogni programma
installato sui computer, so perfettamente dove cercare le
informazioni che mi servono. Almeno la maggior parte delle
volte.
Il corso dei miei pensieri viene interrotto da qualcuno che
pronuncia il mio nome, ma questa volta non è né il dottor
Greyson né nessun altro della commissione.
“Dottor Addy, lei è stato testimone del progressivo
avvicinamento del dottor Hodgins e della signorina
Montenegro, vero?”
Beh, più o meno… quando ho iniziato ad accorgermene Jack la
guardava già come un pesce lesso…
E come mai sono passati da Booth e la dottoressa Brennan a
Hodgins e Angela?
“Ehm… Sì…”
Se per ‘testimone’ intende la semplice presenza sulla scena…
“E ha mai avuto l’impressione che stesse succedendo la
stessa cosa all’agente Booth e alla dottoressa Brennan?”
Ah, ecco il legame. Una cosa è risolta, ma tutto il resto è
ancora confuso… Per esempio il perché mi trovo in questo
posto… E il perché mi trovo a dover rispondere a domande di
questo genere… Nient’affatto scientifiche… domande per cui
non sono preparato…
Pensavo che in un tribunale si giudicassero i fatti, invece
mi sta chiedendo qualcosa che riguarda mie impressioni. Su
-come l’ha chiamato?- sull’ “avvicinamento” di Booth e della
dottoressa Brennan…
Angela fin dall’inizio ha fatto qualche accenno al riguardo,
ma io non mi sono mai accorto di niente di particolare… E
comunque una impressione non sarebbe un dato oggettivo in
ogni caso, per definizione.
“Non ho gli elementi necessari a dare una risposta
soddisfacente in merito”
“E cosa ne penserebbe di un eventuale relazione tra l’agente
Booth e la dottoressa Brennan?”
Mi sembra di capire che non si riferisca alla loro relazione
lavorativa, visto che ha usato la parola ‘eventuale’…
Sono decisamente a disagio a rispondere a questo genere di
domande. Ne ho la conferma dalla circolazione sanguigna
delle mie mani che è rallentata e dalla pulsazione cardiaca
che è notevolmente accelerata.
“Penso che un loro ‘eventuale’ legame potrebbe compromettere
la loro stabilità professionale. Entrambi sono troppo dediti
al loro lavoro per far sì che questo accada.”
Ma perché a tutti interessa tanto la mera ipotesi di una
relazione tra Booth e la dottoressa Brennan?
Probabilmente perché ci troviamo in una sorta di situazione
di convivenza forzata, lavorando sempre insieme, e questo
provoca un interesse eccessivo verso particolari della vita
privata delle persone che ci circondano…
Ma la persona che me lo sta chiedendo non lavora con noi…
Data la sua posizione e il luogo in cui mi trovo posso
assumere che sia un avvocato, e di solito gli avvocati hanno
una strategia da perseguire per far prosciogliere i loro
clienti, quindi posso presumibilmente aspettarmi anche un
comportamento aggressivo da parte sua. Ma in questo caso chi
sono i clienti? E quale può essere la strategia?
Non ho gli elementi per rispondere…
Mi sento impotente… posso solo aspettare la prossima
domanda… ma non ho abbastanza prove da analizzare per venire
a capo della faccenda. Sono a disagio.
“Ha mai notato se l’agente Booth guarda o tratta la
dottoressa Brennan in modo diverso da chiunque altro?
Riprovi a pensare ai momenti di pericolo. In alcune
situazioni avrà pensato che, se al posto della dottoressa
Brennan ci fosse stato un altro di voi, lui si sarebbe
comportato in modo diverso…”
“Mmmm……” Il suono che produco quando c’è qualcosa che non mi
convince…
“Scusi?”
La dottoressa Brennan sarebbe riuscita ad interpretare
questo segnale. Lo fa sempre.
“Il modo in cui è posta questa domanda non mi consente una
risposta oggettiva e scientificamente esauriente.”
Guarda in alto. Conosco quello sguardo. L’ho visto più
volte. In genere associato al pensiero che quello che ho
appena detto è bizzarro. Mi è già stato detto parecchie
volte che alcune espressioni che uso possono suonare strane
e incomprensibili ad un comune interlocutore. Ci devo
lavorare sopra.
“Alla luce dei fatti, le sembrerebbe così strano se la
dottoressa Brennan e l’agente Booth decidessero di… ehm…
frequentarsi?”
“Presumo che lei, con ‘frequentarsi’, intenda una relazione
di tipo sentimentale e non lavorativo…”
Sembra infastidito. Eppure è a causa del suo linguaggio non
sufficientemente appropriato se mi trovo costretto a
puntualizzare.
“Appunto”
Lo ha detto con una specie di risolino. Era divertente
forse? E poi ‘strano’ non è un termine tecnico…
“Cosa intende per ‘strano’? Statisticamente improbabile?”
“Sì… diciamo statisticamente”
“Allora… immagino che, in un ambiente lavorativo chiuso come
il nostro, sia comprensibile che, talvolta, la ricerca di un
partner di vita avvenga proprio nel suddetto ambiente di
lavoro… Soprattutto per qualcuno che, come noi, passa una
considerevole quantità di tempo con i colleghi…… Alcuni
artropodi, soprattutto i più lenti, sono ermafroditi per
raddoppiare le loro chance di trovare un compagno… qui
invece succede il contrario, si è forzati alla quasi
convivenza con una ristretta cerchia di membri dell’altro
sesso…”
“Come è successo al dottor Hodgins e ad Angela Montenegro…”
“Sì”
“Quindi, riassumendo la sua deposizione, lei non ha mai
notato niente di più di un interesse lavorativo tra l’agente
Booth e la dottoressa Brennan, e non la stupirebbe
eccessivamente una loro eventuale relazione solo perché
condividono lo stesso ambiente lavorativo?!?”
Sembra che mi stia facendo uno scherzo… E io continuo a non
comprendere cosa vuole da me.
“Beh, non ho detto esattamente questo…”
“Ma mi pare di capire che il suo contributo sia
sostanzialmente inutile alla causa, visto che non si accorge
di niente al di là del suo microscopio…”
“Il microscopio non è l’unico strumento di cui mi posso
servire per…”
“Dottor Addy, ora può andare”
“Ma non ho nemmeno finito la frase…”
Con un gesto mi fa capire che non importa, che posso
andarmene tranquillamente.
Che il mio contributo non è rilevante.
Come se il mondo al di fuori del mio ambiente di lavoro
potesse fare a meno di me. Senza accorgersi della
differenza.
Come io non mi accorgo di ciò che non ha attinenza con il
lavoro. Me lo hanno già fatto notare. Parecchie volte.
E se l’avvocato avesse ragione? Se fosse vero che non mi
accorgo di niente al di fuori di quello che posso analizzare
in laboratorio e per questo ho difficoltà a rapportarmi con
gli altri nel mondo esterno?
Come mi troverei in un ambiente che non conosco e di cui
ignoro le regole intrinseche di comportamento?
È possibile che io non sia ancora in grado di relazionarmi
al mio prossimo in un caso di questo genere.
Forse mi serve un cambiamento…
(...Continua...) |