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Testimoni alla sbarra
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“Lei è innamorata dell’agente Booth?”
Che domande fa?!? E per di più in un tribunale!
“No!”
“Ne è sicura?”
Ancora?!?
“Sì!”
Credo di aver fatto roteare gli occhi guardando verso
l’alto. Non è qualcosa che sono abituata a fare… Di solito
mi dicono che rimetto il mio interlocutore al suo posto con
uno ‘sguardo assassino’ quando mi viene fatta una domanda
inappropriata, però questa non è solo inappropriata, è
assurda! È come chiedermi se sono mai stata su Marte!
E poi io e Booth siamo colleghi, quindi questa è una vera e
propria accusa!
Sarà per questo che mi trovo in tribunale?
Però… sono stata chiamata più volte a testimoniare in
tribunale, ma non ne ho mai visto uno con il megaschermo…
Mi proiettano davanti scene della mia vita, tutte le volte
in cui Booth mi ha salvato, quando io ho salvato lui, quando
ci siamo consolati a vicenda, ogni volta in cui lui c’è
stato per me quando ne avevo bisogno…
Inizio ad essere stizzita. Sono solo banali tattiche
psicologiche. Non funzionerebbero neanche con un bambino!
“Ne è sicura?” mi ripetono la domanda
Siamo legati, d’accordo, però siamo comunque soltanto
colleghi di lavoro.
E forse amici.
Credo.
Non sarò brava a capire le persone, ma anch’io ho capito che
non mi credono… Ma perché non ci credono? Quasi quasi glielo
chiedo…
“Perché nessuno vuole credere che siamo solo amici e tutti
sono convinti di saperne più di noi? È seccante!”
Forse quest’ultimo commento potevo evitarlo. Potrebbe essere
controproducente e rendere meno efficace la mia deposizione.
“È questo che siete? Amici? Nient’altro?”
Ok, forse ‘amici’ non descrive del tutto la situazione, ma
non riesco a trovare una parola più adatta…
Esito. Grosso errore.
Quando imparerò a stare in un tribunale? Prima mi dicono che
sono troppo fredda, ora però mi sento… nervosa… ed è un
genere di nervosismo che non mi piace… mi è nuovo…
Non sono sicura di quale sia il modo migliore per uscire da
questa situazione.
“L’agente Booth l’ha mai toccata?”
“Intende in modo inappropriato?”
Ho un déjà vu… Mi ritorna in mente la discussione con Zach
dopo la discussione della sua tesi, gli avevo chiesto la
stessa cosa, quando lui mi aveva confidato che non era
preoccupato per l’esito della sua tesi perché il Dottor
Greyson gli aveva messo una mano sulla spalla…
“No, in generale.”
“Beh… sì… è capitato…”
Anche abbastanza spesso direi… Quante volte le sue braccia
sono state pronte ad accogliermi quando ero spaventata o
sconvolta… quante volte ho sentito il suo braccio intorno
alle mie spalle o dietro alla mia schiena?
Accidenti a loro, con tutto questo parlare di Booth me ne
stanno quasi facendo sentire la mancanza…
Anche se con lui non lo ammetterei mai… che mi manca…
Come quella volta, più di un anno fa, pochi mesi dopo
l’inizio del nostro… come si può definire… sodalizio
lavorativo… Avevamo seguito un paio di casi senza di lui e
Zach non vedeva l’ora di coinvolgerlo di nuovo…
È quasi tenero l’attaccamento di Zach per Booth… soprattutto
considerando che per mesi Booth non gli ha praticamente
rivolto la parola…
Anche Hodgins è affezionato a lui… All’inizio odiava l’idea
che l’FBI ‘mettesse il naso’ negli affari del Jeffersonian…
però quando Booth è finito all’ospedale è andato a trovarlo
appena ha potuto…
E per quanto riguarda Angela e Cam… beh… credo che entrambe…
come si può dire… subiscano il suo fascino… Sono donne… alle
donne solitamente piace Booth… sono affascinate da lui…
Ma io cosa sono allora? Anch’io sono una donna… Infatti
anch’io ho sempre trovato Booth attraente, però con il tempo
questo fattore è passato in secondo piano. Mi ricordo che
all’inizio, quando lavoravamo al nostro primo caso insieme,
c’era sempre quel certo tipo di tensione tra noi, era una
sfida continua. Ma ora quando lo vedo non penso a com’è
fisicamente, ma alla persona che è… a tutte le
caratteristiche che fanno di lui…Booth. E sono talmente
tante che probabilmente non si riuscirebbero nemmeno a
contare…
“A lei piace giocare, vero dottoressa Brennan?”
Mi ero distratta, forse è per quello che non capisco il
senso della domanda.
“Come prego?”
Cosa intende per ‘giocare’? il gioco d’azzardo? Ma quello
era un problema di Booth, non mio…
“A lei piace giocare, e anche sporco…”
Continuo a non capire a cosa si stia riferendo. Per caso è
un qualche tipo di modo di dire di cui non sono a
conoscenza?
“Con l’agente Booth. Lei sta giocando come un gatto con il
topo. Lo porta fino al limite”
“Quale limite?”
“Lo fa avvicinare abbastanza da dargli l’impressione che lui
la possa raggiungere, sapendo che lui non oltrepasserebbe
mai la famosa linea di demarcazione, non senza il suo
consenso. E poi vuole sempre fare le cose a modo suo e dice
sempre quello che pensa, senza tener conto dei suoi
sentimenti”
Woah! Adesso sta correndo un po’ troppo…
“Non è vero!”
Ok, è vero che dico quello che penso, anche quando può
risultare irritante per gli altri, però non lo faccio perché
non tengo conto dei sentimenti degli altri, tanto meno di
Booth… Lo faccio perché è il mio modo di essere… non so se
potrei mai fare altrimenti… Ho sempre pensato che la verità
fosse l’unico approccio possibile, che mentire portasse solo
ulteriori problemi e anche ‘addolcire’ la verità, come fanno
alcuni, è comunque una forma di menzogna… Ma Booth direbbe
che non è sempre tutto bianco o nero, che esistono le
sfumature…
“Ma lei ha mai riflettuto su questo o lascia che queste
‘questioni’ irrisolte tra voi scivolino via senza toccarla?
Ha mai riflettuto sul fatto che criticare tutto ciò in cui
crede è un duro colpo per il suo ego di, come dice lei,
‘maschio alpha’, e per la sua autostima?”
“Io dico semplicemente quello che penso…”
Cosa c’è di sbagliato in questo? L’ho sempre fatto, tutti
sanno che sono fatta così… non credo che Booth potrebbe
offendersi perché dico quello che penso… non è quel tipo di
persona…
“Già, lei butta in faccia agli altri tutto quello che pensa
senza un minimo di tatto…”
“Sono migliorata con i familiari delle vittime e con i
testimoni che interroghiamo!”
Credo che abbia centrato il bersaglio. Mi ha spinto a
reagire spingendo il tasto giusto, il mio ‘tallone
d’Achille’ antropologico. Studio le persone, ma ho
difficoltà a rapportarmi con loro. Almeno con quelle vive.
“Forse. Ma che cosa mi dice dell’agente Booth? È migliorata
con lui? Ha imparato a far attenzione a non ferirlo?”
Non ferirlo? Perché, dovrei fare attenzione a non ferirlo?!?
Da quando?
Booth non è un uomo debole, in nessun senso del termine, non
può essere tanto semplice ferirlo… O sì?
Pensandoci bene, molte volte l’ho visto colpito dalle mie
parole nel suo ego, nei suoi valori cristiani, ma da qui a
ferirlo? Inoltre noi siamo amici e non sarei una buona amica
se non gli dicessi quello che penso veramente, giusto?
Allora perché adesso questo avvocatucolo mi tratta come se
fossi colpevole di qualcosa?
Evidentemente non si aspetta una risposta da me, dato che
sta già ricominciando a parlare…
“Dottoressa Brennan, lei ha un quoziente intellettivo molto
alto, e ne va fiera, ma a volte non riesce a cogliere
elementi che per persone normali sarebbero ovvi.”
Adesso anche volendo non riuscirei a rispondergli. Più che
altro sono curiosa di sapere cosa mi dirà. So benissimo che
Booth è molto più bravo di me nel leggere le persone… in
fondo è per questo che lavoriamo insieme, no? Io il
cervello, lui il cuore delle indagini… Io non potrei fare
quello che fa lui, ma tanto meno lui potrebbe fare il mio
lavoro! Non vedo dove sia il problema…
“Non si è mai accorta di come il suo partner reagisce quando
lei denigra una delle cose che per lui sono importanti?
Quando esprime senza riserve la sua opinione negativa su
questioni che invece sono non solo radicate nella sua
cultura, ma anche nel suo modo di essere, nella sua vita di
tutti i giorni?”
Credo di essere ancora confusa… è come se mi mancassero dei
pezzi del puzzle… e credo che anche l’avvocato se ne sia
reso conto.
“Prendiamo un esempio: la religione. L’agente Booth crede in
Dio, si sforza di essere una brava persona, ma lei non esita
ad esprimere le sue convinzioni scientifiche secondo le
quali ciò in cui crede è soltanto una credenza popolare che
probabilmente scomparirà con il tempo come è successo alle
divinità dell’antica Grecia.”
“Io non… non…”
“Un altro esempio: la famiglia. Il suo partner desidera
avere una famiglia, crede nell’amore e nel matrimonio. Lei
crede che sia facile per lui sentirle dire che il matrimonio
è un’istituzione arcaica e superata che non serve a provare
l’impegno di qualcuno?”
“Beh, ma…”
“Sì, d’accordo, sarebbe più grave se fosse la sua fidanzata
a pensarla così, però è anche vero che lui la stima
moltissimo, almeno quanto lei stima lui Dottoressa Brennan.
E comportandosi in questo modo genera una sorta di conflitto
interiore tra quello in cui lui crede e la fiducia nel suo
giudizio.”
Oh, andiamo! Vorrebbe dire che Booth la prende male ogni
volta che non siamo d’accordo su qualcosa perché vorrebbe
pensarla come me ma non può?!?
Non è possibile… Come potrei io influenzarlo così tanto?
D’altro canto però non è forse vero che anche lui sta
influenzando moltissimo il mio comportamento e i miei
pensieri? Inizio a capire o anche solo a concepire cose che
prima consideravo alla stregua di mere superstizioni, come
l’istinto. In particolare l’istinto di Booth. Continuavo a
ripetere che non esisteva un sesto senso, che lui
probabilmente è solo bravo a leggere il linguaggio del
corpo, a cogliere aspetti che io invece non so cogliere,
però è veramente soltanto questo? Oramai non ne sono più
così sicura…
E riguardo a me? Io sono così trasparente? Mi hanno sempre
detto che non sono facile da gestire, che è difficile capire
cosa mi passa per la testa, ma lui spesso ci riesce. Quindi
o non sono poi così difficile da capire o lui è più bravo di
altri a capire le persone… o forse a capire soltanto me…
Inizio ad essere confusa… O forse non ho ancora smesso di
esserlo… So solo che non so cosa pensare e mi sento la testa
pesante…
Forse dovrei dormirci sopra.
Ma appena provo a chiudere gli occhi Booth mi interrompe.
Come fa ad interrompermi se ho gli occhi chiusi e non ha
parlato? Come faccio a sapere che, una volta aperti gli
occhi, lo vedrò?
Però ne sono sicura…
Sarà l’istinto di cui parla Booth? O no?
In ogni caso c’è un unico modo per saperlo…
Riapro gli occhi, ovviamente. E Booth è lì, in effetti, però
non c’è veramente. Lo vedo, ma so che è solo la mia
immaginazione. È esattamente dove prima era la persona che
mi stava interrogando, e quella persona è scomparsa.
A dire la verità non c’è più niente intorno a me, solo il
buio… l’unica cosa che vedo è Booth che mi sorride. Con quel
sorriso tutto particolare che sa fare solo lui.
E improvvisamente capisco il perché di tutte queste
stranezze.
Non era istinto, e nemmeno un’allucinazione a dirmi che
avrei visto Booth, era solo la mia immaginazione. Sto
sognando, perciò la mia mente ha semplicemente creato
un’immagine di ciò su cui mi stavo interrogando.
Odio i sogni. Gli psicologi hanno sempre qualcosa da dire in
proposito. Che nei sogni si materializzano le nostre angosce
e i nostri desideri, che servono ad esorcizzare le nostre
paure e così via. Bla, bla, bla.
Chissà cosa ci tirerebbe fuori uno psicologo da questo
sogno…
Ma non ci voglio nemmeno pensare.
Secondo me ieri sera io e Booth abbiamo semplicemente
esagerato con il cibo tailandese…
(...Continua...) |