Testimoni alla sbarra


- 5 -

“Lei è innamorata dell’agente Booth?”
Che domande fa?!? E per di più in un tribunale!
“No!”
“Ne è sicura?”
Ancora?!?
“Sì!”

Credo di aver fatto roteare gli occhi guardando verso l’alto. Non è qualcosa che sono abituata a fare… Di solito mi dicono che rimetto il mio interlocutore al suo posto con uno ‘sguardo assassino’ quando mi viene fatta una domanda inappropriata, però questa non è solo inappropriata, è assurda! È come chiedermi se sono mai stata su Marte!
E poi io e Booth siamo colleghi, quindi questa è una vera e propria accusa!
Sarà per questo che mi trovo in tribunale?

Però… sono stata chiamata più volte a testimoniare in tribunale, ma non ne ho mai visto uno con il megaschermo…

Mi proiettano davanti scene della mia vita, tutte le volte in cui Booth mi ha salvato, quando io ho salvato lui, quando ci siamo consolati a vicenda, ogni volta in cui lui c’è stato per me quando ne avevo bisogno…
Inizio ad essere stizzita. Sono solo banali tattiche psicologiche. Non funzionerebbero neanche con un bambino!

“Ne è sicura?” mi ripetono la domanda
Siamo legati, d’accordo, però siamo comunque soltanto colleghi di lavoro.
E forse amici.
Credo.

Non sarò brava a capire le persone, ma anch’io ho capito che non mi credono… Ma perché non ci credono? Quasi quasi glielo chiedo…

“Perché nessuno vuole credere che siamo solo amici e tutti sono convinti di saperne più di noi? È seccante!”
Forse quest’ultimo commento potevo evitarlo. Potrebbe essere controproducente e rendere meno efficace la mia deposizione.
“È questo che siete? Amici? Nient’altro?”
Ok, forse ‘amici’ non descrive del tutto la situazione, ma non riesco a trovare una parola più adatta…

Esito. Grosso errore.
Quando imparerò a stare in un tribunale? Prima mi dicono che sono troppo fredda, ora però mi sento… nervosa… ed è un genere di nervosismo che non mi piace… mi è nuovo…
Non sono sicura di quale sia il modo migliore per uscire da questa situazione.

“L’agente Booth l’ha mai toccata?”
“Intende in modo inappropriato?”

Ho un déjà vu… Mi ritorna in mente la discussione con Zach dopo la discussione della sua tesi, gli avevo chiesto la stessa cosa, quando lui mi aveva confidato che non era preoccupato per l’esito della sua tesi perché il Dottor Greyson gli aveva messo una mano sulla spalla…

“No, in generale.”
“Beh… sì… è capitato…”

Anche abbastanza spesso direi… Quante volte le sue braccia sono state pronte ad accogliermi quando ero spaventata o sconvolta… quante volte ho sentito il suo braccio intorno alle mie spalle o dietro alla mia schiena?
Accidenti a loro, con tutto questo parlare di Booth me ne stanno quasi facendo sentire la mancanza…
Anche se con lui non lo ammetterei mai… che mi manca…
Come quella volta, più di un anno fa, pochi mesi dopo l’inizio del nostro… come si può definire… sodalizio lavorativo… Avevamo seguito un paio di casi senza di lui e Zach non vedeva l’ora di coinvolgerlo di nuovo…
È quasi tenero l’attaccamento di Zach per Booth… soprattutto considerando che per mesi Booth non gli ha praticamente rivolto la parola…
Anche Hodgins è affezionato a lui… All’inizio odiava l’idea che l’FBI ‘mettesse il naso’ negli affari del Jeffersonian… però quando Booth è finito all’ospedale è andato a trovarlo appena ha potuto…
E per quanto riguarda Angela e Cam… beh… credo che entrambe… come si può dire… subiscano il suo fascino… Sono donne… alle donne solitamente piace Booth… sono affascinate da lui…

Ma io cosa sono allora? Anch’io sono una donna… Infatti anch’io ho sempre trovato Booth attraente, però con il tempo questo fattore è passato in secondo piano. Mi ricordo che all’inizio, quando lavoravamo al nostro primo caso insieme, c’era sempre quel certo tipo di tensione tra noi, era una sfida continua. Ma ora quando lo vedo non penso a com’è fisicamente, ma alla persona che è… a tutte le caratteristiche che fanno di lui…Booth. E sono talmente tante che probabilmente non si riuscirebbero nemmeno a contare…

“A lei piace giocare, vero dottoressa Brennan?”
Mi ero distratta, forse è per quello che non capisco il senso della domanda.
“Come prego?”
Cosa intende per ‘giocare’? il gioco d’azzardo? Ma quello era un problema di Booth, non mio…
“A lei piace giocare, e anche sporco…”
Continuo a non capire a cosa si stia riferendo. Per caso è un qualche tipo di modo di dire di cui non sono a conoscenza?
“Con l’agente Booth. Lei sta giocando come un gatto con il topo. Lo porta fino al limite”
“Quale limite?”
“Lo fa avvicinare abbastanza da dargli l’impressione che lui la possa raggiungere, sapendo che lui non oltrepasserebbe mai la famosa linea di demarcazione, non senza il suo consenso. E poi vuole sempre fare le cose a modo suo e dice sempre quello che pensa, senza tener conto dei suoi sentimenti”
Woah! Adesso sta correndo un po’ troppo…
“Non è vero!”

Ok, è vero che dico quello che penso, anche quando può risultare irritante per gli altri, però non lo faccio perché non tengo conto dei sentimenti degli altri, tanto meno di Booth… Lo faccio perché è il mio modo di essere… non so se potrei mai fare altrimenti… Ho sempre pensato che la verità fosse l’unico approccio possibile, che mentire portasse solo ulteriori problemi e anche ‘addolcire’ la verità, come fanno alcuni, è comunque una forma di menzogna… Ma Booth direbbe che non è sempre tutto bianco o nero, che esistono le sfumature…

“Ma lei ha mai riflettuto su questo o lascia che queste ‘questioni’ irrisolte tra voi scivolino via senza toccarla? Ha mai riflettuto sul fatto che criticare tutto ciò in cui crede è un duro colpo per il suo ego di, come dice lei, ‘maschio alpha’, e per la sua autostima?”
“Io dico semplicemente quello che penso…”
Cosa c’è di sbagliato in questo? L’ho sempre fatto, tutti sanno che sono fatta così… non credo che Booth potrebbe offendersi perché dico quello che penso… non è quel tipo di persona…
“Già, lei butta in faccia agli altri tutto quello che pensa senza un minimo di tatto…”
“Sono migliorata con i familiari delle vittime e con i testimoni che interroghiamo!”
Credo che abbia centrato il bersaglio. Mi ha spinto a reagire spingendo il tasto giusto, il mio ‘tallone d’Achille’ antropologico. Studio le persone, ma ho difficoltà a rapportarmi con loro. Almeno con quelle vive.
“Forse. Ma che cosa mi dice dell’agente Booth? È migliorata con lui? Ha imparato a far attenzione a non ferirlo?”

Non ferirlo? Perché, dovrei fare attenzione a non ferirlo?!? Da quando?
Booth non è un uomo debole, in nessun senso del termine, non può essere tanto semplice ferirlo… O sì?
Pensandoci bene, molte volte l’ho visto colpito dalle mie parole nel suo ego, nei suoi valori cristiani, ma da qui a ferirlo? Inoltre noi siamo amici e non sarei una buona amica se non gli dicessi quello che penso veramente, giusto? Allora perché adesso questo avvocatucolo mi tratta come se fossi colpevole di qualcosa?
Evidentemente non si aspetta una risposta da me, dato che sta già ricominciando a parlare…

“Dottoressa Brennan, lei ha un quoziente intellettivo molto alto, e ne va fiera, ma a volte non riesce a cogliere elementi che per persone normali sarebbero ovvi.”

Adesso anche volendo non riuscirei a rispondergli. Più che altro sono curiosa di sapere cosa mi dirà. So benissimo che Booth è molto più bravo di me nel leggere le persone… in fondo è per questo che lavoriamo insieme, no? Io il cervello, lui il cuore delle indagini… Io non potrei fare quello che fa lui, ma tanto meno lui potrebbe fare il mio lavoro! Non vedo dove sia il problema…

“Non si è mai accorta di come il suo partner reagisce quando lei denigra una delle cose che per lui sono importanti? Quando esprime senza riserve la sua opinione negativa su questioni che invece sono non solo radicate nella sua cultura, ma anche nel suo modo di essere, nella sua vita di tutti i giorni?”

Credo di essere ancora confusa… è come se mi mancassero dei pezzi del puzzle… e credo che anche l’avvocato se ne sia reso conto.

“Prendiamo un esempio: la religione. L’agente Booth crede in Dio, si sforza di essere una brava persona, ma lei non esita ad esprimere le sue convinzioni scientifiche secondo le quali ciò in cui crede è soltanto una credenza popolare che probabilmente scomparirà con il tempo come è successo alle divinità dell’antica Grecia.”
“Io non… non…”
“Un altro esempio: la famiglia. Il suo partner desidera avere una famiglia, crede nell’amore e nel matrimonio. Lei crede che sia facile per lui sentirle dire che il matrimonio è un’istituzione arcaica e superata che non serve a provare l’impegno di qualcuno?”
“Beh, ma…”
“Sì, d’accordo, sarebbe più grave se fosse la sua fidanzata a pensarla così, però è anche vero che lui la stima moltissimo, almeno quanto lei stima lui Dottoressa Brennan. E comportandosi in questo modo genera una sorta di conflitto interiore tra quello in cui lui crede e la fiducia nel suo giudizio.”

Oh, andiamo! Vorrebbe dire che Booth la prende male ogni volta che non siamo d’accordo su qualcosa perché vorrebbe pensarla come me ma non può?!?
Non è possibile… Come potrei io influenzarlo così tanto?
D’altro canto però non è forse vero che anche lui sta influenzando moltissimo il mio comportamento e i miei pensieri? Inizio a capire o anche solo a concepire cose che prima consideravo alla stregua di mere superstizioni, come l’istinto. In particolare l’istinto di Booth. Continuavo a ripetere che non esisteva un sesto senso, che lui probabilmente è solo bravo a leggere il linguaggio del corpo, a cogliere aspetti che io invece non so cogliere, però è veramente soltanto questo? Oramai non ne sono più così sicura…

E riguardo a me? Io sono così trasparente? Mi hanno sempre detto che non sono facile da gestire, che è difficile capire cosa mi passa per la testa, ma lui spesso ci riesce. Quindi o non sono poi così difficile da capire o lui è più bravo di altri a capire le persone… o forse a capire soltanto me…

Inizio ad essere confusa… O forse non ho ancora smesso di esserlo… So solo che non so cosa pensare e mi sento la testa pesante…
Forse dovrei dormirci sopra.
Ma appena provo a chiudere gli occhi Booth mi interrompe. Come fa ad interrompermi se ho gli occhi chiusi e non ha parlato? Come faccio a sapere che, una volta aperti gli occhi, lo vedrò?
Però ne sono sicura…
Sarà l’istinto di cui parla Booth? O no?
In ogni caso c’è un unico modo per saperlo…

Riapro gli occhi, ovviamente. E Booth è lì, in effetti, però non c’è veramente. Lo vedo, ma so che è solo la mia immaginazione. È esattamente dove prima era la persona che mi stava interrogando, e quella persona è scomparsa.
A dire la verità non c’è più niente intorno a me, solo il buio… l’unica cosa che vedo è Booth che mi sorride. Con quel sorriso tutto particolare che sa fare solo lui.

E improvvisamente capisco il perché di tutte queste stranezze.
Non era istinto, e nemmeno un’allucinazione a dirmi che avrei visto Booth, era solo la mia immaginazione. Sto sognando, perciò la mia mente ha semplicemente creato un’immagine di ciò su cui mi stavo interrogando.

Odio i sogni. Gli psicologi hanno sempre qualcosa da dire in proposito. Che nei sogni si materializzano le nostre angosce e i nostri desideri, che servono ad esorcizzare le nostre paure e così via. Bla, bla, bla.
Chissà cosa ci tirerebbe fuori uno psicologo da questo sogno…
Ma non ci voglio nemmeno pensare.
Secondo me ieri sera io e Booth abbiamo semplicemente esagerato con il cibo tailandese…

(...Continua...)


Cap.4  ---  Cap.5  ---  Cap.6