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Testimoni alla sbarra
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“Lei va d’accordo con la dottoressa Brennan?”
Sospiro di sollievo. È una domanda semplice. “Sì, certo”
“Intendo dire… lei concorda con la dottoressa Brennan su
questioni importanti?”
Dove vuole andare a parare?
“Cosa intende?”
“Le faccio degli esempi, lei mi dica se la pensate allo
stesso modo al riguardo oppure no.”
Annuisco. E in qualche modo intuisco che questo
interrogatorio non finirà troppo bene. Almeno per me.
“Legalizzazione delle droghe?”
“Hmmm… No”
“Pena di morte?”
“No”
“Matrimonio?”
“No”
“Famiglia, figli?”
“No”
“Religione?”
“No”
Credo che la mia voce sia sempre più bassa ad ogni risposta
che do. Immagino già quale sarà la sua conclusione. E non mi
piace.
“Come può dire che andate d’accordo se la pensate
diversamente su… mi faccia pensare… su tutto?”
Ecco. Ci siamo. Lo so che possiamo sembrare due persone
completamente diverse, però non è come sembra… Anche se non
so come potrei spiegare esattamente il perché…
“Non proprio su tutto…”
“Mi faccia un esempio…”
Sì, su molte cose non la pensiamo allo stesso modo, ma non è
difficile trovare qualcosa in cui la pensiamo allo stesso
modo…
Non dovrebbe esserlo…
Non può esserlo…
Insomma, non mi farebbe tanto piacere parlare con lei se non
la pensassimo allo stesso modo proprio su niente, no?
Ecco! Ho trovato! “Entrambi vogliamo scoprire la verità e
catturare gli assassini…”
“Ma lo fate in modi completamente diversi…”
“Ma complementari… è questo il bello di lavorare in
squadra…”
In questo momento vorrei avere qualcosa in mano da poter
lanciare in aria, per sottolineare la mia tesi, oltre a
servirgli il mio miglior sorriso ammaliatore. Ma ho
l’impressione che non lo abbia nemmeno visto. Sta spulciando
la sua cartellina con aria pensosa.
Continuo ad avere una brutta sensazione riguardo alla fine
di questo colloquio. E di solito il mio istinto non sbaglia.
“Così a lei piace lavorare con la dottoressa Brennan perché
fa quello che lei non riuscirebbe mai a fare…”
“No!” Non è per quello! Ok, è ovvio che io non potrei mai
fare il lavoro che fa lei, lei è… è… speciale… però… “Non
solo…”
Si sta già preparando alla prossima domanda. Prima ancora di
darmi il tempo di pensare ad una qualche risposta. Conosco
questa tattica, non è la prima volta che vengo a
testimoniare in tribunale. Non è neanche raro che sia io
quello che si comporta in questo modo durante gli
interrogatori. Però ora, in quest’aula, questo comportamento
mi mette a disagio molto più di quanto potessi immaginare.
“Perché lavorate insieme? Perché lavorare con qualcuno che
non solo non condivide i suoi ideali, ma ne parla come se
fossero solo stupide credenze popolari? Perché lavorare con
qualcuno che non ha rispetto in ciò in cui lei crede, e
quindi neanche in lei?”
Come può dire una cosa del genere di Bones? Così la fa
sembrare un’egoista senza cuore! E lei non è affatto così!
“Non è vero! Certo che lei mi rispetta…”
Adesso inizio a sospettare di essere allergico a quel tipo.
Mi sta venendo un fastidioso prurito alla mano… Se potessi
scendere dal banco dei testimoni credo proprio che avrei
difficoltà a non trattenermi dal tirargli un pugno in
faccia…
“La rispetta, eh? Anche quando ha detto che Gesù Cristo era
uno zombie? O quando ha paragonato i miracoli ai sortilegi
voodoo? O quando ha paragonato il Becchino a Dio? O quando…”
Sono io oppure qui sta diventando difficile respirare? Devo
fermarlo, devo spiegargli che Bones non è così…
“Ok, ok, può essere frustrante, lo ammetto, ma lei è fatta
così… parla prima di pensare… è istintiva… ma non intendeva
mancare di rispetto a nessuno… È che… semplicemente non ci
pensa… non ci sa fare con le persone… almeno non con i
vivi…”
Spero di averlo un po’ ammorbidito con questa battuta, ma
purtroppo mi sbaglio. Non reagisce in nessun modo. Per un
secondo si è girato verso la giuria per poi tornare a
guardare me con uno sguardo indecifrabile.
“Allora tutti quelli che lavorano con lei non la
sopporteranno immagino…”
Non sopportare Bones? Come è possibile? Ammetto che a volte
parlare con lei è come parlare con un muro, ma non è
possibile avercela con lei per questo… o per qualunque altro
motivo. Come fa a non capirlo? Basta guardarla per
affezionarsi a lei…
“No, anzi, tutta la squadra la adora…”
“E perché, se è vero che non ci sa fare con le persone?”
“Intanto perché sono scienziati come lei… tra loro si
capiscono… e poi perché la conoscono e la accettano per
quello che è…”
“Cioè non sono incompatibili come lo siete voi…”
Ma… che… cosa… “Chi l’ha detto?”
“Lei ora…”
“No, io non ho mai detto niente del genere!!”
Come fa a rivoltare in questo modo tutto quello che dico?
Incompatibili? Come posso aver detto che siamo incompatibili
se non lo penso affatto? Anzi, lei è forse l’unica persona
di cui non mi potrei mai stancare, eccetto Parker.
Decido di cambiare marcia. A questo punto mi sembra
opportuno, altrimenti non so cosa potrei rispondergli. O
fargli. “E poi si può sapere perché mi sta facendo questo
interrogatorio? Chi è lei e cosa vuole da me?”
“Questo è un sogno agente Booth… E siccome il sogno è il
suo, io ho semplicemente espresso quello che lei non vuole
ammettere di pensare agente Booth… Io sono lei…”
Lo guardo e improvvisamente mi trovo davanti al mio
riflesso. Ma dura soltanto un secondo…
“Questa è psicologia da quattro soldi…” dico con una
smorfia.
“È la dottoressa Brennan che odia la psicologia, non lei
agente Booth…”
“Beh, in questo momento inizio a capire il perché!”
La mia risposta è decisamente stizzita, ma non riesco a
farne a meno. Questo individuo è la persona più irritante
che io abbia mai incontrato. E ne ho viste tante di persone
spiacevoli…
“Lo ammetta agente Booth, lei e la dottoressa Brennan
passate moltissimo tempo insieme, e lei teme che questo le
faccia perdere la strada…”
Cosa?!?
“È stupido…”
“Davvero?” Ammicca. “Ammettiamolo agente Booth, tra voi due
è la Brennan quella emotivamente più forte, per quanto le
faccia comodo pensare il contrario… Lei è vulnerabile,
soprattutto quando si tratta di suo figlio Parker e della
stessa dottoressa Brennan…”
“Ma è lei quella che è cambiata di più tra di noi… è molto
migliorata con le persone…”
“E questo rende la situazione ancora più pericolosa, perché
lusinga il suo ego e gliela fa amare ancora di più…”
“Io… io non ho parlato di amore…”
“Gliel’ho detto agente Booth, io sono nel suo sogno, nella
sua mente, non posso dire niente che il suo subconscio non
abbia già pensato… Non può negare di amare la Brennan… Che
genere di amore sia il suo è una questione a cui
probabilmente non ha ancora dato una risposta, ma è un
sentimento abbastanza forte da farle temere di annullare se
stesso e ciò in cui crede per lei…”
Per un attimo ho sperato che dicesse ‘abbastanza da
rischiare la sua vita per lei’… A questo avrei potuto
rispondere che lei è la mia partner, ed è una mia amica, e
che io sono un agente dell’FBI e quindi sì, mi sento
responsabile per lei…
“So a cosa sta pensando agente Booth, ma il mio compito è
porre domande a cui non sa dare una risposta, non il
contrario…”
“Comincio a stancarmi di stare qui… dovrò pur svegliarmi
prima o poi…”
Sto borbottando come un vecchietto all’ospizio, ma credo che
sia l’unico meccanismo di difesa che mi è rimasto. Ho finito
gli argomenti. E di solito questo non mi succede. L’unica
persona con cui mi capita è… beh, è Bones…
“E poi? Cosa farà una volta sveglio? Continuerà a fare
quello che ha fatto negli ultimi due anni? Andrà al lavoro e
aspetterà il prossimo caso che la farà lavorare con la
Brennan, ignorando il fatto che la sua sta diventando una
vera e propria dipendenza? Lei è un altruista agente Booth,
lei crede in Dio e nell’amore, e non avrebbe mai pensato che
un giorno queste due cose sarebbero arrivate a scontrarsi…”
Ma… ma…
Vorrei dirgli che tutto questo non ha senso, che non capisco
cosa voglia dire… ma ho capito benissimo quello che intende…
e non mi piace la sensazione che sto provando in questo
momento…
È come se stessi affogando in una vasca che io stesso ho
riempito… e non riuscissi a tirarmene fuori.
Probabilmente è di questo che ho sempre avuto paura. Lei
sarebbe disposta a cambiare per me tanto quanto io sarei
disposto a cambiare per lei? Non che io la voglia diversa da
com’è… solo un tantino più… malleabile… E io, fino a che
punto potrei cambiare per lei? Potrei arrivare al punto di
non essere più me stesso? È così complicato…
Lei può anche non essere brava con le persone a volte… però
riesce a far capire agli altri quanto siano importanti per
lei… ci riesce fin troppo bene… come quando mi ha detto che,
considerando la storia tra me e Cam non sapeva cosa dire, o
quando mi ha preparato i maccheroni al formaggio… E ogni
volta che lei fa una di queste cose io mi sento orgoglioso
per lei e di lei. Quando fa qualcosa per gli altri io avrei
voglia di dirle quanto sia importante quello che ha fatto,
di dirle che ho capito cosa significa.
Spero che lei lo sappia.
E io sto iniziando a blaterare. Forse qui dentro fa troppo
caldo e il mio cervello sta andando in panne…
Basta, devo svegliarmi!
(...Continua...) |