L’episodio ai Raggi X

Dietro le quinte

Per quattro episodi, compreso questo, “Bones” ha inaugurato il 2006 andando in onda alle ventuno del mercoledì e misurandosi con colossi del calibro di “Lost” e “Criminal Minds”. Eppure ce l’ha fatta. Ha superato la prova. Gli ascolti sono sempre stati dignitosi. E dall’episodio successivo, la Fox la sposterà alle venti, prima di “American Idol”, gigante degli ascolti del Network. In America i fan sperano che finalmente la serie possa trovare il proprio timeslot fisso.

Il caso

Un uomo di origine sudamericana viene fermato alla guida di un’auto con dentro il portabagagli i resti di un cadavere disseppellito. Ma si tratta solo della punta dell’iceberg di una storia ben più complicata.
Questo caso ha molti punti in comune con quello del pilot: c’é il corpo di una ragazza incinta, c’é un senatore…Ma le somiglianze finiscono qui. Quest’episodio é molto più maturo e complesso di quello pilota. E con caratteristiche molto più originali.

i PROTAGONISTI: evoluzione, particolari, dinamiche

Quest’episodio ci racconta qualcosa del passato di antropologa di Brennan, dei suoi viaggi di lavoro.
Tre anni prima, per esempio, é stata in El Salvador, in un villaggio chiamato Milagro De La Paz, per identificare le vittime delle Squadre della Morte. E pare che durante quel viaggio abbia vissuto una brutta avventura. Mentre lavorava era stata sequestrata, per tre giorni – anche se a lei erano parse settimane – e continuamente minacciata di essere uccisa. Nel toccante momento in cui racconta tutto ad Angela, Brennan non dice come ne sia uscita, se sia stata liberata spontaneamente o salvata da qualcuno, ma é certo che l’esperienza l’ha segnata profondamente. Ha giurato di farla pagare a chi prevarica il prossimo con il potere della paura e pare avere una connessione speciale con gli immigrati salvadoregni che compaiono nella puntata. La inducono a mostrare il suo lato più umano e sensibile. A pagare il funerale delle vittime. A proteggerli da ciò da cui sono fuggiti lasciando il loro paese: l’intimidazione.
Per questo si scontra anche con Booth. Brennan parla spagnolo, lui vorrebbe che lei facesse pressioni alla testimone salvadoregna che hanno bloccato. Brennan si rifiuta. “Te lo chiedo per favore“, lo prega. “Non farmelo fare“.
E Booth cede. Uno degli indizi più evidenti di quanto Brennan inizi ad essere importante per lui. Un indizio che diviene prova inconfutabile nel finale, quando Booth, infischiandosene di regole e cautele, minaccia di morte il capo della gang sudamericana che ha messo una taglia su di lei, su Brennan. La sua partner non si tocca. Questo Booth é una belva feroce che protegge ciò a cui tiene.
E che tenga a Brennan ora é una certezza.
All’inizio dell’episodio, durante un inseguimento, Booth perde il fuggiasco perché non spara. Potrebbe. Era un cecchino, abbiamo già visto in precedenza quanto sia bravo. Eppure non spara. E’ come se sperasse sempre di non esserci costretto, di non doverlo fare.
Ma nella scena con Ortez, il boss sudamericano, non esita ad estrarre la pistola e a ficcargliela in bocca. E basta guardarlo negli occhi per comprendere che non esiterebbe ad usarla. Per Brennan, in questo caso, non avrebbe remore.
E dimostra di tenere a lei, anche perché non le rivela nulla di tutto ciò. Arriva in ritardo al funerale a cui Brennan lo sta aspettando ed accetta la sua palese disapprovazione con un mezzo sorriso. Seeley Booth, l’ultimo dei cavalieri.
O, come dice Brennan stessa nel corso dell’episodio, questo é ciò in cui Booth é bravo, ovvero addentrarsi negli oscuri percorsi del cuore umano.
Anche quando si tratta del proprio.
Al di là di queste intense tematiche, l’episodio ci offre anche vari particolari sfiziosi. Brennan, per esempio, ama i puzzles. E dice di aver appena terminato quello di “La lezione di anatomia” di Rembrandt. Per rilassarsi, invece, Booth si diletta nel restauro delle auto d’epoca. E fra parentesi, io già me lo immagino tutto sporco di olio da motore…
Sembra poi che Brennan si sia data alla manualistica e stia leggendo un libro su come migliorare le relazioni con i colleghi di lavoro. Si offre pure di prestarlo a Booth, ma dall’espressione di lui, oserei affermare che Booth odia la manualistica almeno quanto la odio io.
Per chiudere, non va scordata la fantastica scena di Jack che imita Booth. E’ perfetto. Sputato

La canzone

“Nada es para siempre” di Elefante, sulla scena finale al cimitero. D’atmosfera.

La scena

Devo anche specificarlo? :-)
Ovviamente quella in cui Booth inchioda Ortez al muro e lo minaccia in modo molto poco politicamente corretto ed estremamente efficace. Una delle scene più hot recitate da David Boreanaz. (Clicca qui per vederla)

La battuta

Booth: “Per un secondo, fingiamo che sia io il poliziotto, ok?”

Il mio parere

Ho amato da subito quest’episodio. Uno di quei piccoli colpi di fulmine che ti colgono a pelle. Mi sono piaciuti il plot, il caso, i dialoghi. E Booth. Ricordo che pensai che se già non lo si amava, non si poteva fare a meno di innamorarsi di lui, in questa puntata. E, bontà sua o dei costumisti, David Boreanaz mi ha regalato un déjà vu: lui in completo nero e camicia bianca. Come la prima volta che l’ho visto, nel pilot di “Buffy – The Vampire Slayer”. Circa otto, nove anni tra una scena e l’altra e David é anche più bello ed intenso di com’era.
A parte queste notazioni estetico-sentimentali, continuo a pensare che la serie cresce, matura, si fa via via più profonda. E pianta nello spettatore affezionato le radici della curiosità e dell’aspettativa.

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