L’episodio ai Raggi X

Cambi di programmazione

Originariamente, questo episodio doveva andare in onda come undicesimo.
La Fox non ha mai spiegato il perché di questo slittamento di programmazione.

Backstage

In un’intervista radiofonica, David spiegò come avevano girato la scena di Booth, Brennan e Zack che scendevano nei condotti appesi a dei cavi. Non erano veramente così in alto, ovviamente, ma comunque ad una buona altezza. Abbastanza perché lui – testuali parole, giuro – fosse preoccupato dell’incolumità del suo “ big italian package“.
Non traduco. Non credo ce ne sia bisogno.

Il caso

Nelle rete di tunnel sotterranei di Washington vengono rinvenuti i resti di una giovane autrice di documentari. E Booth e Brennan avranno l’occasione di scoprire che sotto i loro piedi c’è un intero mondo con regole proprie.

I protagonisti: particolari, dinamiche, evoluzione

In quest’episodio è come se in qualche modo Brennan e Booth si trovassero di fronte a due specchi.
Brennan si confronta con Marni Hunter, la vittima, una documentarista che come lei aveva viaggiato in tutto il mondo spinta dalla passione per la ricerca antropologica. Spesso si ritrova a dire le stesse cose che diceva la donna morta, a capire perché agisse in determinati modi. Angela le fa notare come la morte di Marni dovrebbe essere di ammonimento per lei.
Con la scusa della passione per il proprio lavoro, per la lotta contro il crimine e lo studio sociologico di chi sceglie il male anziché il bene, Brennan si sta facendo sempre più avventata e temeraria. Si definisce un’osservatrice passiva, come Marni, ma non lo è più veramente.
So che questo è quello che tu fai quando le cose ti toccano troppo da vicino“, commenta Angela. “Diventi tutta analitica ed accademica. E voglio solo ricordarti che probabilmente Marni Hunter si comportava allo stesso modo. E adesso è morta“.
Booth invece fronteggia Harold Overmeyer, senzatetto che vive nel sottosuolo. Ed ex soldato delle Forze Speciali. Reduce da un doloroso trauma. A suo tempo, per salvare cinque dei suoi uomini, aveva ucciso una donna che minacciava di farli esplodere con una granata. Una donna incinta. E con un bambino in braccio. La donna era morta subito. Il bambino no. E l’aveva guardato. Aveva continuato a guardarlo…
Hai fatto ciò che un soldato deve fare“, tenta di confortarlo Booth.
Già, sai, ero un buon soldato. Davvero un buon soldato“, replica Harold. “Ma un pessimo essere umano. Davvero pessimo“.
Ci si potrebbe chiedere quanto Booth, essendo un ex cecchino con molte morti sulle spalle, possa essere toccato da un racconto così tragico. Nella sala degli interrogatori si dimostra molto professionale, ma poi, durante un dialogo in auto con Brennan, lascia intravedere uno spiraglio sul proprio disagio interiore. Lei gli suggerisce che potrebbe sfruttare la loro comune carriera nell’esercito per carpire la fiducia di Harold, e Booth reagisce in modo insofferente.
Quello che hai appena detto, Bones, era cinico“, ribatte. “Gratuito e cinico. So cosa ha passato quell’uomo“.
Hai ucciso anche tu una donna incinta con un bambino in braccio?”, chiede colpita Brennan.
Guarda, se vuoi veramente sapere quello che ho fatto, te lo dirò“, le dice lui. “Ma sarà meglio che tu ti prepari alla verità“.
Lei non pone ulteriori domande. “Ottima scelta, Bones“, mormora Booth.
Cosa ha fatto dunque Booth di tanto simile ad Harold quando era un cecchino? Lo scopriremo?
In ogni modo, sebbene abbiano scelto strade nettamente diverse dopo l’esperienza dell’esercito, Booth ed Harold sembrano averle intraprese per i medesimi intenti. E questa è un’intuizione di Brennan. Secondo lei, Harold ha scelto di vivere sotto terra per scontare i propri peccati, così come Booth sta pagando pegno per essi catturando criminali.
Oltre alle tematiche più profonde, come sempre c’è anche spazio per l’ironia.
Booth e Brennan ad un certo punto parlano del film “Il tesoro della Sierra Madre” ed incredibilmente lei lo conosce! Booth è stupito. Brennan minimizza. “Tutti conoscono quel film“, dice.
Però, quando viene nominata Charlize Theron, eccola chiedere “Chi è?“.
Lo sai? Tu mi meravigli “, commenta Booth divertito. “Conosci “Il Tesoro della Sierra Madre” ma ignori chi sia Charlize Theron. Lo sai chi sei? Sei mia nonna“.
L’espressione corrucciata di Brennan è impagabile. E non posso non citare Booth e Brennan nel dedalo dei tunnel sotterranei, in contatto via ricetrasmittente con la squadra tattica dell’FBI denominata Tac Team Tre. Peccato che Brennan si ostini a chiamarla Tick Tock Team.
Non chiamarli Tick Tock, ok?“, la rimprovera Booth. “Sono la Tac Team, d’accordo? Tac è l’abbreviazione di tattica“.
Ma quel tick tock è contagioso. Pure a Booth scappa di chiamare i colleghi “Tick Tock Tre“. E dall’altra parte della ricetrasmittente, una voce attonita esclama : “Ci hai appena chiamato Tick Tock?“.
Da ricordare anche la scena in cui tutti gli Squints si mettono a congetturare sul caso e poi a turno ammutoliscono esclamando di avere passato davvero troppo tempo con Booth.
Ed infine quando Booth e Goodman prendono in giro Brennan perché non conosce il gioco di società Cluedo.

Guarda chi si rivede

Nel ruolo di Phil Garfield, il fidanzato di Marni, ritroviamo David Denman che – sebbene sia impossibile da riconoscere – ha interpretato il demone Skip nella terza e nella quarta stagione di “Angel- The Series”.
Una curiosità, in proposito. Nel 1997, Denman ha anche partecipato ad un episodio di ER, nella parte di un certo Jeremy Willis detto… Angel.

La canzone

Pride” di Syntax.
La si sente in una scena in laboratorio e alla fine, nel suggestivo commiato tra Booth, Brennan, Angela e Harold.
Bellissima, testo perfetto per l’episodio.

La scena

Il dialogo sopracitato tra Booth e Brennan sulle azioni di lui come cecchino.
Una scena importantissima e assolutamente da non perdere e da non dimenticare, perché contiene quello che in inglese viene definito un foreshadowing, l’indizio palese ed evidente di qualcosa che avverrà in futuro.

La battuta

Booth, dopo che Brennan gli ha gli infilato la pistola in tasca:
Non è pronta per sparare, vero? Perché, dove è puntata“.
Brennan : “Sei al sicuro“….

Il mio parere

Un episodio a cui non avevo dato molto peso, in principio. Il plot non mi aveva coinvolta ed onestamente pensavo che gli unici particolari degni di nota fossero la colonna sonora e la tuta nera dell’FBI indossata da Booth (che su di lui è una specie di opera d’arte).
Beh, mi sbagliavo. Studiato lo script, comprese quelle cose che il mio inglese un po’ superficiale non mi aveva consentito di afferrare al primo colpo, ho scoperto che si tratta di una puntata con un suo perché. Soprattutto sono stata folgorata dal foreshadowing legato al passato di Booth, infilato in un dialogo apparentemente non importante, in una puntata di passaggio. Finezze narrative come queste sono ciò che probabilmente rende “Bones” una serie diversa, non classificabile come il solito poliziesco. Gli episodi sono solo in apparenza stand-alone. In realtà un filo invisibile li tiene legati insieme e, qua e là, in una battuta, in una scena, in un dialogo emergono indizi, dettagli delle vite dei personaggi e della mitologia di base della serie, che c’è, esiste ed è solida. Se si guarda la stagione intera, nel proprio insieme, la si vede, molto chiaramente. E la si apprezza.

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