Riassunto

Al cimitero di Arlington, viene rinvenuto un cadavere carbonizzato. Si trova sulla tomba di Charles Kent, un ex stella del basket morto in Irak un anno prima e decorato con la stella d’argento per aver salvato un gruppo di compagni. Kent doveva essere commemorato in settimana, per l’anniversario della morte. Il fatto sembra il gesto estremo di un manifestante contro la guerra.
Il morto é un afroamericano tra i 20 e i 29 anni. L’ufficio della difesa preme per un’identificazione.
E ben presto si scopre che il morto é Devon Marshall, che ha prestato servizio con Kent. Anzi faceva parte del suo gruppo, la notte in cui Kent é morto. Devon, una volta tornato dal conflitto, si dichiarava contro la guerra, ma non si é dato fuoco da solo. Precedentemente qualcuno lo ha ucciso conficcandogli qualcosa in un orecchio fin nel cervello.
Booth e Brennan parlano con la madre e la sorella di Devon. Raccontano loro che dopo la guerra era molto cambiato e trascorreva tutto il suo tempo con la sorella, per proteggerla, ma anche come se avesse costantemente paura. Dei suoi commilitoni, frequentava solo un certo Jimmy Merton. Booth e Brennan allora si recano all’ospedale dei veterani dove é ricoverato Jimmy, per una terapia psicologica. Il giovane dice loro che lui e Devon erano molto uniti e che avrebbero voluto recarsi sulla tomba di Kent per fargli sapere quanto erano dispiaciuti.
Booth e Brennan vanno anche dal capitano Fuller, che comandava l’unità di Kent, Marshall e Merton. Per spiegare la difficoltà di Devon e Jimmy di superare la morte di Kent, l’uomo racconta loro di quella notte in Irak. Erano di pattuglia e stavano per irrompere in una casa di ribelli. Ma qualcosa stava per andare male e Kent é entrato in azione ed é morto salvando i suoi compagni.
Brennan richiede la documentazione completa legata alla morte di Kent.
Che si rivela incompleta ed inutile. Bisogna riesumarlo.
Mentre Brennan si occupa degli accertamenti sulla salma, Booth interroga gli altri membri dell’unità di Kent, in Irak: lo stesso Jimmy Merton, Jody Campbell, Peter Lefferts. E il racconto di tutti é identico. Troppo identico. E’ stato orchestrato. C’é un mistero, sotto. Che probabilmente Devon voleva rivelare e qualcuno lo ha fermato per questo.
Gli esami autoptici determinano che le pallottole di AK-47, le armi dei ribelli, sono state sparate dopo la morte di Kent. I proiettili fatali provengono da un M14, un’arma americana. Kent é stato ucciso da fuoco amico.
L’unico dell’unità ad usare un M14 era Lefferts. Il primo a scoprire il corpo di Kent. Probabilmente l’ha ucciso lui per errore.
Booth e Brennan però lo capiscono troppo tardi. Lefferts si impicca. Lascia un biglietto ammettendo la sua colpa. Ma non ha colpa della morte di Devon. La notte in cui lui é bruciato nel cimitero, Lefferts aveva un alibi.
Studiando le foto dell’abitazione irachena dove é morto Kent, Brennan e Angela fanno una sconcertante scoperta: quelli non erano ribelli, erano una famiglia innocente che si apprestava a cenare. Kent ha scambiato una posata in mano ad uno di loro per un’arma e ha sparato, uccidendoli. Lefferts, irrompendo alle sue spalle, lo ha ucciso per errore.
E tutto questo orrore é stato abilmente coperto. Fuller viene arrestato.
Ma chi ha ucciso Devon?
Prima di essere ucciso era stato sedato. L’assassino aveva conoscenze mediche. Si tratta della Campbell. Devon stava per rivelare tutto e rovinarle la carriera.
Caso risolto, anche se con molto dolore per Booth, che é costretto a scendere a patti con il proprio passato di militare.

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