Booth e Brennan vanno in trasferta a Las Vegas. Nei pressi della città sono stati trovati dei resti e si sospetta appartengano a Mason Roberts, un procuratore federale scomparso cinque anni prima, alla vigilia di un processo di mafia. Mentre però stanno procedendo al recupero del corpo, ne trovano un altro. Questa volta si tratta del cadavere decomposto di una donna, di circa venticinque anni. Ma questa uccisione é recente e risale a circa sette, dieci giorni prima.
I due omicidi sono collegati?
I primi rilievi danno un responso confuso. I resti più vecchi sono veramente di Roberts. Il procuratore é stato ucciso a bastonate. La donna reca ferite simili, fratture multiple al cranio, al tronco e alle estremità superiori, ma Brennan sospetta che in questo caso si tratti dei segni di violenze domestiche. La vittima portava un apparecchio acustico. Attraverso il numero di serie, risalgono alla sua identità. Si tratta di Willamina “Billie” Morgan, ventisei anni. Viveva non lontano da Las Vegas. Il marito Donald ne ha denunciato la scomparsa da due settimane.
Mentre i resti vengono spediti al Jeffersonian, Booth e Brennan vanno da lui. Ha un dito rotto. Donald nega di avere mai picchiato la moglie. E’ disoccupato e Billie voleva guadagnare di più facendo la ballerina. Lui si é fatto prestare dei soldi da uno strozzino per consentirle di fare una protesi al seno. Ecco perché ha un dito rotto: non aveva il denaro da restituire allo strozzino.
Lo strozzino in questione risponde al nome di Lewis Mackey. Il suo nome é noto all’FBI, quindi Donald non mente, ma Brennan seguita a sospettare di lui. Non sono state trovate protesi sul corpo di Billie. Booth invece gli crede.
Vincendo i ricordi del proprio passato di giocatore d’azzardo, Booth rintraccia Mackey lo strozzino in un casino e va a parlarci con Brennan.
L’uomo ovviamente non si sbottona. Dice che Billie era una bella donna, ma che non sapeva nemmeno che fosse sposata.
Nel frattempo, ulteriori esami sul corpo della ragazza, fanno sorgere in Brennan e Booth un nuovo, sorprendente, sospetto: Billie poteva essere un pugile. Non di quelli regolari, ma di quelli che partecipano ai combattimenti clandestini a mani nude, privi di qualsiasi protezione.
Indagando, Booth e Brennan risalgono a Joe Nolan, un ex pugile professionista, che combina questo genere di incontri. Per incontrarlo, si mettono sotto copertura e si spacciano per Tony, un ex militare che vuole partecipare ad un incontro, e Roxie la sua fidanzata.
S’imbattono così in Walt, un agente infiltrato nel giro dei combattimenti. Conosceva Billie. Dice che avrebbe dovuto perdere in un incontro con una certa Marisol ed invece ha vinto. Forse é stata uccisa proprio per questo. Trovano Marisol e la convincono a presentarsi di persona al Jeffersonian, per le sue ferite da combattimento possono essere confrontate con quelle di Billie.  Intanto, per poter entrare nel giro di Joe Nolan, Booth, sempre fingendosi Tony, si batterà con Walt. Le cose però non vanno per il verso giusto e Booth non viene contrapposto a Walt, ma ad un colosso grosso ed alto il doppio di lui, che rischia di ammazzarlo. Sono le indicazioni di Brennan, tra la folla che segue l’incontro, ad aiutarlo a vincere.
Al Jeffersonian, nel mentre, grazie agli esami su Marisol, si scopre la verità: Billie non é morta a causa di un combattimento, ma colpita da una mazza da baseball, esattamente come il procuratore Roberts. Marisol conferma che Billie aveva scommesso su se stessa, come fanno molti pugili. Un vizio che non piaceva a chi deteneva il giro delle scommesse.
Lo capiscono anche Booth e Brennan. E arrivano ai colpevoli, Peter Arno, dirigente esecutivo di uno dei casino di Las Vegas, e suo figlio. Joe Nolan, costretto da anni a lavorare per loro, aveva seppellito i corpi.
Caso chiuso.

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