Backstage

In produzione questo episodio era stato girato come 6×08, poi è stato scambiato con il 6×09. L’autrice, Carla Kettner, ha comunque chiarito in un’intervista che, pur essendo stata girata dopo, questa puntata era sempre stata pensata come successiva all’altra.
E’ l’ultimo episodio prima della pausa natalizia lunga cinque settimane e chiude la prima parte di stagione con ascolti purtroppo un po’ in ribasso, circa di un milione di telespettatori inferiore alla premiere.
La serie tornerà il 20 gennaio 2011, sempre di giovedì, ma alle 21, di seguito al popolare programma American Idol: un cambio che la aiuterà o la penalizzerà?

Il caso

Un temporale porta alla scoperta dei resti di una nota cardiologa: era single, senza amici, molto dedita al lavoro, e apparentemente nessuno si è accorto della sua sparizione…

I protagonisti: particolari, dinamiche, evoluzione

Allora… Cominciamo dall’inizio.

Da una sera buia e tempestosa, come nei romanzi.

Mentre da qualche parte, un albero cade e tra le sue radici si intravedono i resti scheletrizzati di un cadavere, nel suo appartamento Temperance Brennan è affaccendata in cucina, intenta a preparare una cena per qualcuno, con la precisione che usa anche in laboratorio.

Poco dopo scopriamo che la cena era per Angela e Jack e Booth e Hannah. E qui consentitemi di dire che Brennan ha veramente una certa tendenza al masochismo, non tanto perché è l’unica single insieme a due coppie, ma perché una di quelle coppie è formata da Booth e Hannah. Ai quali fra l’altro ha preparato una pietanza in onore del loro periodo in Afghanistan.

Brennan, ma insomma, perché vuoi spargere il sale sulla ferita?

Per inciso il piatto in questione serve anche a prevenire le nausee mattutine per Angela. E bisogna aggiungere che Hannah non perde occasione per osservare che non riesce ad immaginare come si possa passare da donna a madre (quindi secondo lei una madre non è più una donna???)…

Booth, tutto giulivo, esclama che quando è nato Parker per lui è cambiato tutto. E sembra non accorgersi nemmeno di quel che Hannah ha detto (né di come lo guarda mentre magnifica i cambiamenti dell’essere genitore). Mi sorge quindi la stessa domanda della scorsa puntata: si è reso conto che Hannah non è interessata a creare una famiglia?

Deduco di no, dato che, sempre come nell’episodio precedente, Booth sembra godersi, in una candida bolla di illusione, la “perfetta felicità” di essere circondato dal nuovo “amore” e da quello “vecchio”, insieme in allegria ed amicizia, tanto che esorta Brennan a fare un giochino da antropologa. Così, come se questo equilibrio del tutto fasullo, potesse davvero durare… Quel che si definisce negazione all’ennesima potenza.

Una telefonata interrompe la serata, comunque. E ritorniamo all’albero e al cadavere tra le sue radici. Il quartiere è malfamato, di quelli che non è consigliabile frequentare, eppure, dalla dentatura perfetta e curata in maniera costosa, è evidente che la vittima, una donna, era ricca. E anche bianca, alta tra l’1 e 75 e l’1 e 80 con un peso di circa 63 kg, che, come nota Booth, sono un’altezza e un peso simili a quelli di Brennan (e ai miei… eh, eh). Piccola digressione: Booth non conosce le unità di misura dei kg e dei metri e questo coincide con quanto già emerso nella lontana quinta puntata della prima stagione. Pollice su perché gli autori l’hanno ricordato. Non capita mica sempre.

Ma torniamo a questa vittima con varie caratteristiche in comune con Brennan. Ne ha anche un’altra, un tantino più inquietante: un anello a forma di delfino, identico a quello attualmente indossato da Brennan.

Lei ne è parecchio turbata. A tal punto che ne parla con Angela, che però la rassicura: i delfini piacciono a tanta gente e statisticamente è normale che più persone possano portare il medesimo gioiello o abito, se non sono realizzati come pezzi unici. Una di quelle risposte logiche che Brennan predilige. Si tranquillizza.

La matassa si dipana intanto lentamente e grazie ad Hannah (questa magica donna che digita qualche parola chiave su un computer e, bumm, ti trova subito le identità in un battibaleno!!!! Altro che Angelator e ricostruzione facciale…), emerge che i resti appartengono a Lauren Eames, una cardiologa molto nota, scomparsa misteriosamente undici mesi prima.

Viene spontaneo chiederselo, e infatti è la prima cosa che si domanda Brennan: se questa dottoressa era così famosa, come è potuta svanire senza che nessuno se ne accorgesse?

Così in silenzio“, mormora, nell’ufficio di Booth, mentre un collega della Aemes sta consegnando loro la documentazione della cardiologa.

L’uomo cita allora T.S. Eliot: “In una manciata di polvere vi mostrerò le vostre paure“. Grandi parole…

Non è della morte che abbiamo più paura, aggiunge, ma dell’idea di scomparire inosservati, della possibilità che nessuno si accorga della nostra assenza. E’ orripilante, in effetti. Significa andarsene senza aver toccato il cuore di nessuno, senza essere ricordati. Brrr…

Brennan è decisamente scossa e solleva la scheda con la foto di Lauren Eames… e vede se stessa. E’ la sua foto quella sulla scheda. Sbalordita la mostra a Booth, chiedendogli se la donna della foto gli ricorda qualcuno, ma lui replica di no, non gli è familiare.

Frastornata lei quasi fugge dal Bureau, lasciandolo allibito, e quella notte, incapace di dormire, torna al Jeffersonian, per studiare le ossa di Lauren e ascoltare le registrazioni che la dottoressa faceva di tutti i propri casi.

E’ a questo punto che facciamo la conoscenza di Micah, simpatica guardia notturna dalla filosofia un po’ casareccia, che ama seguire le conferenze dell’istituto e assorbirne le nozioni a modo suo. E’ molto affettuoso nei confronti di Brennan, le porta biscotti e caffé, e ricorda che si conoscono ormai da nove anni… Le uniche scene in cui lo vediamo, però, sono quelle con Brennan e, più avanti, nell’episodio, scopriamo che Booth non conosce neppure il suo nome. Possibile che in oltre cinque anni di collaborazione con il Jeffersonian, Booth e Micah non si siano mai incontrati o parlati?

Perciò praticamente tutti si sono chiesti: Micah esiste veramente o è una proiezione mentale di Brennan? Micah è forse l’equivalente di quello che è stato Teddy Parker per Booth?

Il paragone non è campato per aria: se ricordate, lo “spettro” di Teddy Parker aveva rappresentato una sorta di guida per Booth nel risalire il percorso infernale che lo aveva portato dal ventre della nave in cui era prigioniero alla luce del ponte e alla salvezza (molto in stile Divina Commedia) e qui, a Brennan, accade più o meno lo stesso. Questa totale identificazione in Lauren Eames diventa per lei una sorta di discesa nelle sue più oscure e infernali paure e la guida pacata e rasserenante di Micah è la piccola luce che la spinge a risalire.

E’ una persona vera o è irreale, quindi?

Gli autori non hanno risposto. Loro stessi, pare, preferiscono lasciare la questione nell’ambiguità.

Altra cosa interessante: molti hanno osservato che i dialoghi tra Brennan e Micah assomigliano a quelli di un tempo tra lei e Booth, come se la guardia notturna dovesse in qualche modo rimpiazzare Booth, come sostegno a Brennan, ora che lui si è allontanato. Ma confesso di non essere granché d’accordo con questa interpretazione.

Ovviamente non poteva esserci Booth con Brennan, in queste notti insonni, perché altrimenti sarebbe venuto a mancare lo snodo narrativo alla base di tutto, ma non mi è parso affatto che le cose che dice Micah siano simili a quelle che ha sempre detto Booth. L’approccio è differente. Booth ha sempre contrapposto alla logica di Brennan quella del proprio istinto, cercando di illustrarle il mondo attraverso i propri occhi, mentre Micah si rivolge a lei sempre attraverso il pensiero scientifico, traducendolo però in termini più semplici e rendendolo più malleabile. Booth non avrebbe citato le varie conferenze come ha fatto lui. Lo stesso Micah sostiene infatti che, dopo tanti anni al Jeffersonian, ha probabilmente imparato ad esprimersi nel linguaggio di chi vi lavora. Cosa che di certo non vale per Booth, che, casomai, ha sempre tentato di creare un linguaggio nuovo e intermedio che si accordasse con quello degli squints.

Peraltro Brennan afferma ad un certo punto qualcosa che potrebbe sconcertare: si meraviglia di riuscire a capire tutto quel che dice Micah. Le capita solo con lui. Ascoltando gli altri le pare spesso di udire solo rumore di fondo.

E’ sconcertante perché molti di noi potrebbero protestare vivacemente: ma come? E Booth? Lei non ha mai capito quello che lui diceva? Per lei era rumore di fondo?

Eppure pareva proprio il contrario… Ci siamo ingannati? E’ una svista degli autori? Una crudele negazione di quella che sembrava un legame speciale?

Nessuna di queste cose, secondo me. Ha tutto senso.

L’anno scorso Brennan è fuggita. Non solo fisicamente, ma anche emotivamente. Si è via via estraniata, per evitare di confrontarsi con quel che sentiva per Booth, e con le conseguenze della sua scelta. E quindi diventa naturale che tutto per lei sia rumore di fondo, anche Booth, in questo momento, perché la sintonia è inceppata, come se Brennan ascoltasse il mondo che la circonda su un’altra frequenza.

E se Micah è il Teddy Parker di Brennan è normale che riesca a percepire chiaramente solo lui. Per ora.

Penso anche, curiosamente, che Booth si trovi nella stessa identica situazione: anche lui sta vivendo su una frequenza tutta sua, ci avete fatto caso?
Tutto quel che dicono gli altri, intorno a lui, (compresa Hannah), è rumore di fondo.

Mi ha colpita un altro particolare: Lauren Eames è morta per un colpo alla testa, ma Brennan riscontra sulle sue costole segni di un accoltellamento avvenuto almeno sei mesi prima della morte. Nessuno però sapeva dell’accaduto, la dottoressa aveva raccontato di essersi fatta male alle costole cadendo dalla bici.
Certe persone sono molto abili nel nascondere il dolore“, dice Brennan.
E mi è venuta in mente lei. Che soffre nel vedere Booth con un’altra, ma non lo vuole dimostrare. Nè agli altri, nè a se stessa.

Di nuovo, poi, la similarità con la situazione di Booth, che, fin dall’anno scorso, si sta ostinanando a non mostrare la sofferenza per il rifiuto e il distacco da Brennan.

Non è sano, ragazzi, non è sano. Per nessuno dei due.

Booth e Brennan vanno anche a parlare con il pilota di elicotteri che trasportava la Eames a prelevare gli organi per i trapianti. C’era qualcosa fra loro. A quanto pare lui si era proposto varie volte e lei lo aveva rifiutato… Quando l’uomo lo rivela, tra Booth e Brennan passa uno sguardo.
E qui è partito il coro di “Ecco! ecco! quest’uomo aveva lottato per la donna che amava! Non come Booth!“.
Ehm… Non sono mica tanto d’accordo, gente.
In parte perché su questo pilota avrò da notare un paio di cosette verso la fine di questo commento, in parte perché dissento proprio dal concetto in sé.
Vogliamo parlare di uno che davvero non ha lottato per Brennan?
Allora parliamo di Sully, quello che nell’arco di un paio di mesi si è messo a parlare d’amore, ha fatto proposte importanti e poi, quando Brennan gli ha risposto no… che ha fatto? Ha provato a cercare un compromesso? A insistere? A rimanerle accanto?
No. Ha romanticamente chiamato la barca col nome di lei, ma intanto è comunque partito e tanti saluti.

Parliamo di Booth, invece. E’ rimasto accanto a Brennan per anni.
Si erano insultati e picchiati, ma è tornato a cercarla. L’ha ascoltata, l’ha consolata. Era disposto persino a darle un figlio, nonostante lei volesse tagliarlo fuori dalla sua educazione. E anche dopo che Brennan l’ha rifiutato, ha accettato di continuare a lavorare con lei, di starle vicino come sempre, nei momenti divertenti e dolci (il ballo scolastico) e in quelli difficili (il processo al Grave Digger).
Quindi, per favore, davvero c’è chi vuole sostenere che quest’uomo non ha lottato abbastanza per lei?
Poi, sì, è vero, si è arreso, ha perso la speranza e ha commesso degli errori… Ma, cielo, gente, è un essere umano, con debolezze, difetti e fragilità. Così come li ha Brennan. E’ il bello di questi due personaggi. Non sono super eroi da fumetto. Ma persone, che vivaddio, a volte sbagliano, a volte hanno paura, a volte semplicemente non sanno che pesci pigliare e combinano un casino.

C’è anche chi ha fatto un confronto tra Booth e Jack. Anche Jack aveva perduto Angela, ma non ha cercato altre donne e ha tenuto duro sino a riunirsi con lei.
Certo. Però c’è una differenza fondamentale tra le due vicende, se mi consentite: Jack aveva dalla sua la forza di una passata relazione concreta con Angela, un quasi matrimonio, una convivenza, un rapporto fisico. Sapeva di essere stato amato da lei.
Booth non ha avuto nulla di tutto questo e diventa comprensibile che, specie di fronte alla fuga di Brennan in Indonesia, abbia esaurito anche gli ultimi residui di volontà…
E onestamente non capisco perché glielo si debba rimproverare. Non stiamo seguendo la storia del perfetto principe azzurro. Booth non lo è mai stato. E meno male, mi dico. A me non interessa un personaggio maschile irreale ed impossibile.
Ne preferisco uno che assomigli almeno un po’ a un uomo qualsiasi… voi no?

Scusate la digressione ma ci tenevo a ribadirlo.

Torniamo a Brennan.
Tutti, via via, si accorgono che è strana.
Anche perché lei fa e dice cose strane. Sweets viene mandato in avanscoperta a parlarle e nota la cosa più ovvia, ovvero che Brennan si sta iper identificando con la vittima, ma le ricorda anche che le sue similarità con la cardiologa sono vere solo in parte. Lei, in realtà, non è sola al mondo. Lui stesso la considera una delle sue più care amiche. Ed è vero, obbiettivamente. Brennan non potrebbe mai scomparire in silenzio. Molte persone la amano (ricordiamoci anche di Max). Booth la ama. A dispetto di tutto lui la cercherebbe anche in capo al mondo, se lei sparisse.

Brennan, in questo momento, è disconnessa e ha paura del contrario. Ma si sbaglia.
La sua coscienza però lentamente la mette sulla strada giusta.
Lauren, nelle registrazioni, le “confida” che l’aver rifiutato il pilota è il suo più grande rimpianto. E dato che Lauren è morta e non aveva di certo registrato quelle parole, è chiaro che è Brennan a dirlo a se stessa. A ricordarsi che la vita sta passando e che un giorno potrebbe ritrovarsi al capolinea piena di rimpianti.

E Micah – ancora, di nuovo, la sua coscienza? – le dice che seguendo i vari seminari ha appreso che l’obbiettività non esiste. Che ci limitiamo ad interpretare i segnali dell’universo e a cercare di trarne un senso. “Fiochi, tremolanti, deboli, piccoli segnali impuri che ci fanno solo assaggiare la complessità di un universo che è al di là della nostra comprensione“.
Brennan allora si mette – finalmente – ad ascoltare questi segnali.
Capisce quello che è accaduto davvero a Lauren. Il perché fosse andata in quel quartiere malfamato, la sua sorte. E’ stata probabilmente investita da un’auto, sepolta dall’autista della macchina che l’ha uccisa.
Si reca sul luogo, in una notte di pioggia.
E’ distratta dalle verità che sta scoprendo, rischia di fare la stessa fine.
Ma ecco nuovamente la grande differenza tra lei e la povera Lauren Eames.
Tra Booth e il famoso pilota di elicotteri.
Quel pilota che tanto si era proposto, tanto era convinto di essere perfetto per lei, ma che nella notte della sua morte non era là per salvarla, per proteggerla. La amava ma per undici mesi non si è interrogato sulla sua scomparsa e ha dato per scontato che se ne fosse semplicemente andata.
Booth invece, pur cercando di distaccarsi sentimentalmente da Brennan, l’ha osservata tanto da capire che c’era qualcosa che non quadrava, tanto da uscire in una notte di pioggia, per seguirla.
Ed essere lì, pronto a sottrarla alla morte, pronto a impedirle di svanire nel nulla.
Chi è che vince tra Booth e il pilota?
Per me non serve neanche rispondere.
Nella quarta stagione Booth aveva detto a Brennan, mentre pattinavano, che lui era al suo fianco e non l’avrebbe lasciata cadere. E, beh, nonostante tutto, è ancora così.

La scena è meravigliosa. Brennan è sola, sotto la pioggia battente. Un’auto spunta all’improvviso. Ed ecco l’ombra di Booth apparire all’improvviso, strapparla alla morte.
Fantastico, splendida regia.

Ma il momento clou è dopo.

Brennan e Booth sono in auto.
Scena magistrale, splendidamente recitata da Emily e da David, con neppure una virgola o un’espressione sbagliata. Così vera, misurata, incisiva, che mi è parso di sentire l’odore della pioggia sui vestiti e sui capelli, di essere alternativamente al posto di lui o di lei durante il dialogo. Veramente meravigliosa.

Ho commesso un errore“, dice Brennan. E Booth, alla guida, la guarda senza capire, credendo che stia parlando del caso di Lauren.

Lei allora comincia a raccontargli di Micah e dei suoi segnali dall’universo, di Lauren e dei suoi rimpianti per aver rifiutato il pilota e, se osservate il volto di Booth, vedrete che via via lui comincia a comprendere. Il suo sguardo si fa più attento e turbato.

Ho avuto il segnale, Booth. Non voglio avere rimpianti“.

Mentre gli dice questo, Brennan ha gli occhi grandi e speranzosi, tersi. E’ l’effetto di buttarsi, finalmente. Di lasciarsi vivere. Fa sempre bene, comunque vada.

Booth invece distoglie i suoi, mentre lei lo fissa appesa al silenzio. Lui ha capito, oh, se ha capito. Non la guarda. “Sto con qualcuno… Bones“, mormora, poi si gira e Brennan sta annuendo, con il mento che un po’ trema. Anche Booth ha gli occhi brillanti mentre aggiunge che Hannah non è un premio di consolazione, che la ama.

Niente di sorprendente. Era prevedibile che lui rispondesse così. Perché ci crede. Uno come lui non avrebbe mai iniziato una relazione seria se non fosse stato veramente convinto di amare la donna in questione. Eppure, anche se lui stesso non ne è consapevole consciamente, la noce del dubbio è nel suo animo, dato che sente il bisogno di affermare che Hannah non è un premio di consolazione. Segno inconfutabile che una parte di lui teme che invece lo sia.

Brennan cede per un attimo e scoppia in un pianto breve e muto, estremamente vero.

L’ultima cosa che voglio fare è ferirti“, continua lui, lanciandole serie occhiate. “Ma questi sono i fatti“.
Altro punto interessante: Booth che parlando di amore, cita quelli che sono i fatti. Non l’istinto, non le emozioni. Non le dice che il suo cuore ormai appartiene a un’altra. No, parla di fatti. Quelli che sono sempre stati la prerogativa di Brennan. E’ il suo cervello a parlare, non il cuore.

Brennan si riprende, dice di capire, con le lacrime che le rigano le guance. E Booth chiude un attimo gli occhi, con un lieve sospiro, come se tutto questo gli stesse costando molto più di quel che sembra. Guarda persino fuori dal finestrino, come in cerca di uno spiraglio, e quando lei dice di aver perso la propria occasione, lui serra la mascella (dopo tanti anni in cui seguo David, so che quello è il suo modo per manifestare e trattenere commozione).

Citando un esempio fattole da Micah (circa persone che con indosso occhiali che mostravano loro il mondo capovolto, si erano adattate alla nuova visione in tre giorni), Brennan continua dicendo che tutto il suo mondo si è capovolto e che può adattarsi.

Booth annuisce, di nuovo serrando la bocca, e ribatte “Sì, io l’ho fatto“.
Ma con che tristezza lo afferma. E quindi è questo Hannah per lui? Non un premio di consolazione, ma un adattamento, un aggiustamento di prospettiva?

Poi arriva il momento che ha fatto insorgere un sacco di proteste e per cui ancora molti vorrebbero addirittura che Booth morisse solo e abbandonato (accidenti…):
Vuoi che… chiami qualcuno che stia con te, o… ?“, le chiede teso e imbarazzato.
Cosa ha fatto di male, si domanderà qualcuno (o almeno me lo auguro, altrimenti dovrò pensare che sono circondata dall’Inquisizione spagnola)?
Che non si è offerto di restare con lei, diamine!!! Non l’ha abbracciata, non l’ha consolata, ecc. E invece voleva chiamarle qualcun altro. Come ha potuto?
L’anno scorso Brennan è rimasta con lui dopo che l’aveva rifiutato, quindi come può lui ora mollarla così?

Allora… ragioniamo con calma.
Prima di tutto, rispetto all’anno scorso, le cose sono diverse.
Brennan aveva rifiutato Booth per proteggerlo, a suo dire. Non c’erano terzi incomodi e alla fine quasi è stato lui a consolare lei o comunque si sono fatti forza a vicenda. Era qualcosa fra loro due, sull’amore che erano in grado o meno di darsi, sulla loro partnership.
Ma questa volta… Che ci piaccia o no, questa volta c’è di mezzo un’altra donna. Booth – probabilmente pure sotto shock perché questa cosa non se l’aspettava – ha appena rifiutato Brennan dicendole che ama un’altra. E’ una cosa tosta, pesante.
E, dal mio punto di vista, se lui ora fosse capace di abbracciarla, consolarla, magari passare delle ore con lei nel suo appartamento, beh, allora significherebbe che è davvero finita. Che Booth ama veramente Hannah e che vede Brennan ormai solo come un’amica a cui dare affetto.
Invece non ci riesce. Guardatelo, è teso, sulle spine, turbato. Troppo poco, per alcuni. In modo molto realistico per me. E non può comportarsi da amico, perché chiaramente le cose non stanno così tra lui e Brennan ormai, non più.
Per cui per la sottoscritta questo atteggiamento non è negativo. Anzi, mi da speranza.
Inoltre, non è vero che la lascia a se stessa senza manifestare preoccupazione.
Se così fosse, non direbbe nulla. Al contrario, appunto, si preoccupa della sua possibile solitudine. Quel suo pensare di chiamarle qualcuno è segno che tiene a lei, non il contrario. E poi ascoltatelo bene. Lascia in sospeso la frase con ” o…?“, alla fine.
Chissà cosa voleva aggiungere che poi ha taciuto. Un semplice “o non vuoi nessuno?”, oppure “resto io?“. Non lo sapremo mai, ma forse chissà, forse ci ha pensato.

In ogni caso, Brennan risponde di no. Che sta bene così. Da sola.

Una scena magistrale, lo ripeto. Una delle più belle dell’intera serie di Bones, per me.
E non la interpreto come una tragedia, una sconfitta, o qualcosa di triste.
Perché Brennan finalmente si è buttata, ha osato.
E Booth c’era. A dispetto di qualsiasi cosa possa aver detto, non era a casa con Hannah, ma era lì sotto la pioggia, per lei.

Qualcuno poi mi ha fatto notare che l’episodio avrebbe dovuto finire qui, che l’ultima scena è di troppo. Invece io trovo molto significativa e giusta anche quella.
Il giorno dopo Brennan va al Jeffersonian e Micah è lì, a chiederle com’è andata.
Ho ascoltato l’universo“, gli risponde lei. “Ho sentito qualcosa… Sono triste“.
E’ molto meglio che morta“, osserva Micah. “E anche meglio di morta dentro“.
Lo sa perché l’ha sentito a un seminario?
No, ribatte Micah. Perché anche lui, come tutti, ha la sua triste storia personale.

Di nuovo ci chiediamo: è una persona vera oppure no?
Non è poi molto importante, credo. E poi anche i fantasmi, anche le proiezioni mentali hanno le loro storie, immagino.
Come Lauren Eames. Di cui finalmente vediamo il volto. Se lo meritava.

Tre giorni“, mormora Brennan guardando la sua foto. “Tre giorni perché il mondo torni nel verso giusto“.

Già, ma forse ora Brennan ha capito che il verso giusto non è fisso, non è uno solo. E che ci sono segnali contraddittori, là fuori, da decifrare a volte anche solo armati di coraggio e niente altro.

Guarda chi si rivede

Nel ruolo del famigerato Micah, abbiamo Enrico Colantoni, noto per essere apparso in “Veronica Mars”.

La canzone

Due brani molto belli per un grande episodio. Il primo è proprio all’inizio, in sottofondo alla scena in cui Brennan prepara la cena e si tratta di “Happiness” di Oh Darling. Segue poi un altro dei classici montaggi in cui Brennan lavora sulle ossa e qui abbiamo la struggente “When I fall” di Liz Wright.

La scena

Serve che lo specifichi?

Tutta la parte finale, dalla pioggia in poi. Ormai la pioggia è diventata sinonimo di scene cult, per me. E chi ha visto come la sottoscritta “Buffy” ed “Angel”, sa cosa intendo. Quando David Boreanaz è nei paraggi, la pioggia è una garanzia. David bagnato, scena che non si dimentica.

La battuta

Micah: “Ergo, ipso, facto, Colombo, Oreo

Simbologia

Una donna, chiusa nella gabbia di solitudine che lei stessa si è costruita intorno, muore travolta da un’auto, nella notte, senza che nessuno sia lì a proteggerla o salvarla. Un uomo sosteneva di amarla e lei lo ha respinto. E lui al momento della sua morte non c’era.

Un’altra donna, con un’indole e una vita per certi versi simili, in una notte di pioggia sta per fare la medesima triste fine. Ma c’è una differenza. Un uomo sbuca dal nulla e la salva. L’uomo che lei, come l’altra donna, aveva respinto. Che ora lei si sentirebbe pronta ad amare. Che dopo averla salvata, le dirà poi di non poterla ricambiare perché legato a un’altra. Che ultimamente si tiene distante da lei.

Eppure quest’uomo, in una notte di pioggia, anziché trovarsi nella propria casa, con la propria compagna, è fuori nel buio, a seguire la donna e a proteggerla al momento giusto.

Così Brennan non muore come Lauren Eames.

Perché l’uomo che amava Lauren Eames non c’era.

Mentre Booth, a dispetto di ogni possibile circostanza, c’è.

E non ha lasciato cadere Brennan, proprio come le aveva promesso molto tempo fa.

Questo per me è un simbolo fortissimo.

Il simbolo di quel che ancora esiste fra loro. Quella connessione che, seppur meno visibile, non è venuta meno. E che forse risplenderà di nuovo in futuro.

Il mio parere

Un altro pezzo di grande televisione, confezionato nello stile di Hart Hanson e company. Le scene madri di Bones, quelle buone, non sono mai gridate, eccessive o banalizzate da dialoghi da fotoromanzo. Spesso il pubblico vorrebbe lunghi dialoghi, molti particolari, enfasi, ma c’è sempre (o quantomeno negli episodi che hanno lasciato il segno) un grande senso della misura in Hanson e i suoi autori, che, nel mio piccolo di pseudo scrittrice, mi suscita una grandissima invidia. Tutto è sottile ma dotato di un’intensità che penetra sotto la pelle e rende indimenticabili sguardi e momenti, persino semplici battiti di ciglia. E’ un peccato che questo non incontri i gusti di tutti, perché sono più di trent’anni che seguo telefilm (yes, I’m an old lady) e francamente ho visto di rado una costruzione psicologica e narrativa approfondita e raffinata come quella di questa serie.

Per cui davvero chapeau. Mi tolgo il cappello e mi inchino.

Questa per me resta sempre una delle più belle serie che ho mai visto e Booth e Brennan sono tuttora, anche separati, la coppia che più sa donarmi emozioni intense e vere.

Ringrazio gli autori, a Emily e anche David per questo.

8 Commenti

  1. donata69

    aspettavo il tuo commento e, come al solito, non sono rimasta delusa; ammiro la tua capacità di approfondimento e ti ringrazio per tutto quello che hai scritto, non potrei essere più d’accordo conte. Grazie Franca.

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  2. Sara

    Che dire…commento very very DOC….

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  3. AdamBoothFBI

    Mitica…devo aggiungere altro??

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  4. Dreamhunter

    E’ stato mitico l’episodio, non io. :)
    Comunque sono contenta se avete trovato interessante il commento. Grazie di averlo letto! :)
    ps: bacetti speciali a Donata, perché l’ho fatta piangere (lei sa cosa intendo ;))

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  5. fede

    Ciao. Complimenti per l’approfondimento.
    Da poco mi sono appassionata a Bones e trovo alcuni lati del carattere di Temperance di difficile comprensione.
    Le tue parole quindi mi sono state molto utili, grazie.
    Anche secondo me il punto di forza degli autori sta nella misura e nella verosimiglianza.
    Grazie ancora, ciao.

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  6. Sandra

    Chapeau a te, Dreamhunter perché questa spiegazione emozionante e precisa :-) Mi hai fatto venire i brividi :-)

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  7. margomr

    Bellissimo episodio, ma anche l’analisi che ho appena letto qua sopra è ottima!!!

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  8. Mary Buscicchio

    Devo dire che anche io adoro questa serie , come ai tempi Buffy, un pò meno Angel. Hai descritto la puntata in modo sublime e mi trovo qui perchè anche a me a suscitato delle emozioni fortissime , mi ha catturata, completamente, specie nella storia dell’universo capovolto…bello bello bello , senza fiato le scene finali, dove lei si umanizza e si abbandona ai sentimenti, comprendendo finalmente che fanno parte della vita stessa, PERCHé LEI é VIVA, e che non si può vivere senza amare,o meglio obbligandosi, rifiutandosi, impedendosi d’Amare…e non c’è peggior rimpianto di questo…baci

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