Alcuni resti smembrati vengono rinvenuti in diversi pacchi postali in un magazzino di un ufficio postale, e il team del Jeffersonian si ritrova ad avere a che fare con una poltiglia davvero difficile da identificare.
Mentre la squadra cerca di individuare le circostanze dell’omicidio, il povero Clark è sconvolto dal seno prosperoso di Brennan, e inanella figuracce una dietro l’altra.
L’evento cruciale dell’episodio è la morte del padre di Booth: non l’abbiamo mai visto, ma sappiamo che aveva pessimi rapporti con il figlio a causa del suo alcolismo. A portare la triste novella è l’adorato nonno che rimprovera aspramente Booth per la sua reazione dura e scostante: la morte di suo padre merita rispetto, se non altro perché il nonno di Booth ha perso un figlio, ed è un dolore devastante. Soprattutto, però, a lacerarlo è il pensiero di aver cresciuto un uomo che ha maltrattato il figlio, di non aver saputo educarlo al rispetto del sangue del suo sangue e a salvare i nipoti da una vita infernale.
Brennan cerca di scalfire la dura corazza di Seleey: lo vede inquieto, ma non sa come affrontare la situazione. Altro non può fare che stargli vicino, ma non le basta.
Il nonno, dopo qualche tempo, decide di tornare a casa, ma prima di farlo legge una lettera toccante a Booth, in cui il padre gli chiede scusa per tutto il male che gli ha fatto patire, e in cui ringrazia suo padre per aver cresciuto il figlio come l’uomo che lui non è mai stato. Il nonno gli consegna anche una scatolina, che lì per lì Booth non vuole aprire, perché gli ricorda delle questioni irrisolte che aveva con il padre.
Sarà Brennan a convincerlo a farlo, ricordandogli dei pochi, ma bei momenti che ha trascorso con il padre. L’episodio termina con una delle scene più toccanti della stagione: Booth scopre che il padre ha conservato ogni biglietto delle partite viste con lui, e scoppia a piangere alla vista di una fotografia di lui in braccio al suo papà, mentre esultano a una partita.

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