Intervista a Kathy Reichs: le cose più difficili nel risolvere un omicidio

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Ho avuto recentemente il piacere di chiacchierare con Kathy Reichs, la creatrice del personaggio di Bones, l’antropologa forense Temperance Brennan. Si è unita a noi anche sua figlia Kerry, che ha scritto con la madre l’episodio 10×20 “The Woman in the Whirlpool”.
Sebbene Kathy revisioni ogni singolo episodio di Bones per controllarne l’accuratezza scientifica, questo è il terzo episodio che il team madre/figlia ha scritto di suo pugno, dalla trama al copione finale; i precedenti erano stati: “La strega nell’armadio” [5×20 “The Witch in the Wardrobe] e “Il corpo nella diga” [9×08 “The Dude in the Dam”].

Essendo lei stessa una scrittrice e una antropologa forense, Kathy usa le sue esperienze personali come ispirazione nella serie crime dedicata al personaggio di Temperance Brennan, da cui è scaturito il concept della serie televisiva.

Prima di immergerci nei dettagli (e in qualche dettaglio succoso sul prossimo episodio) su come madre e figlia abbiano sviluppato l’idea per “The Woman in the Whirlpool”, voglio sapere qualcosa di più sulla vera Kathy “Temperance Brennan” Reichs in confronto alla Brennan di Bones (del resto, è la Brennan della letteratura) e a chi posso chiedere se non alla sua creatrice? Mi incuriosisce anche scoprire cosa sia più difficile e cosa più affascinante dell’essere un’antropologa forense.
Le risposte di Kathy hanno rivelato una inaspettata e evidente tenerezza nei confronti di coloro i cui resti arrivano al suo cospetto. Non sorprende quanti minuscoli e accattivanti dettagli dell’esperienza di Kathy si sono intrecciati nel tessuto di Bones.

In cosa differisce la Temperance televisiva da una vera Antropologa Forense?

Come abbiamo visto, la Temperance televisiva fa praticamente tutto. Lei investiga, interroga, spara. Nella vita reale, un’antropologa forense non è così coinvolta nel seguire le indagini, gli interrogatori o nell’andare sul campo per accompagnare l’investigatore.
Nella vita reale, un antropologo forense andrebbe sulla scena del crimine con un team di agenti, farebbe delle analisi in laboratorio e testimonierebbe in tribunale. Ma, ad esempio, a volte non sono coinvolta nemmeno nel processo in tribunale se non è di competenza criminale. Se devo testimoniare, certo, so come procedere. Altre volte, invece, dopo aver compilato il tuo rapporto non ne senti più parlare.
Il fatto che la Tempe televisiva sia coinvolta nelle investigazioni sul campo, ha permesso a Bones di avere questa interessante premessa centrale che gli squint hanno un certo atteggiamento mentale mentre gli agenti ne hanno un altro, e questo ‘testa’ e ‘cuore’ mescola logica e istinto, che è essenziale per un’indagine criminale. Avere Tempe sul campo crea anche delle irresistibili opportunità di tensione e commedia.”

Quanto è accurata la scienza in Bones?

“Una delle cose che preferisco di Hart Hanson, Stephen Nathan e di tutto il team di Bones è il loro impegno all’accuratezza. Fin dall’inizio volevano presentare la scienza in maniera più veritiera possibile.
Poi, ovvio, è televisione, ci deve essere quindi una buona storia e ogni storia deve avere una risoluzione, cosa che non sempre accade nella vita vera, ma non ci inventiamo niente. Potremmo fare delle piccole eccezioni, ma manteniamo tutto entro i limiti della ragionevolezza scientifica. 
I personaggi non ottengono i risultati del DNA in 22 minuti e non usano un tipo di tecnologia che non esiste veramente. Anche gli effetti che sembrano più fantasiosi, come ad esempio la computer grafica di Angela, in realtà quello è un tipo di tecnologia che esiste. Detto ciò, il tipico laboratorio forense ha tutta la tecnologia che noi usiamo in Bones? No, sarebbe proibitivo a livelli di costi. L’ufficio della Tempe televisiva e i depositi sono decisamente più belli di quelli di qualsiasi vero antropologo forense, fidatevi! Ma in un laboratorio fantastico, di quelli con un budget illimitato, potresti vedere la stessa meravigliosa scienza che usano nello show.”

Ora, a proposito delle difficoltà e delle cose fantastiche …

Qual è l’aspetto più emotivamente difficile del Suo lavoro come antropologa forense?

I casi con i bambini sono i più difficili. Quando hai delle vittime realmente vulnerabili, donne maltrattate e vittime innocenti che non hanno fatto nulla per cacciarsi nei guai e qualcuno li uccide. Quelli sono difficili. E quelli che rimangono irrisolti.” 
Kathy si riferisce con rispetto ai suoi casi come persone che incontra, come nel caso di Neely Smith: Neely Smith è stata entrambe le cose. Quando ho incontrato Neely nel 1981 aveva la stessa età di mia figlia. Erano entrambe due bambine di cinque anni amichevoli e chiacchierone. Ma Neely era stata rapita due mesi prima nella zona est di Charlotte. Non sarebbe diventata grande come stava facendo mia figlia. È arrivata da me sotto forma di un cranio frammentato, una cassa toracica e la parte inferiore della mandibola. Confermare la sua identità e, se possibile, determinare cosa le fosse accaduto, era il mio compito. Neely Smith è stata identificata. Ma non il suo killer, purtroppo. È stato difficile. Il mio lavoro è pieno di nomi come il suo. Combatto per mantenere il personale e il professionale separati ma non è mai completamente possibile. Purtroppo ci sarà sempre un altro omicidio di un bambino irrisolto. Ci sarà sempre più lavoro da fare.”

Quali sono i casi più difficili a cui lavorare da un punto di vista forense?

Da un punto di vista forense, i casi più difficili sono quelli che forniscono il minor numero di prove. Ho lavorato su resti che consistevano in un solo piede. Un unico dito mummificato. Un cranio in frammenti a cui mancavano il volto e i denti. In queste situazioni, le conclusioni che posso estrarre sono veramente limitate. Il meglio che posso fare è approssimare l’età, il sesso, la razza e l’altezza. Magari nemmeno quella. Ma non lavoro da sola. Un aiuto spesso arriva da un collega di un ramo diverso, ad esempio entomologia o balistica, o magari dal DNA.
Da un punto di vista fisico, i ritrovamenti delle stragi di massa sono veramente duri. Sono stata privilegiata a poter lavorare a Groud Zero dopo l’11 Settembre. L’incarico era semplice: setacciare le macerie e distinguere resti umani da quelli non umani. Il lavoro era fisicamente impegnativo e psicologicamente estenuante. Ma, di nuovo, non lavoravo da sola. Ti faceva sentire meno sola vedere l’enorme squadra di persone qualificate unite tutte insieme per analizzare tutti gli aspetti di quella tragedia.”

Quali sono le cose più belle dell’essere un’antropologa forense?

Sono attratta dai casi che hanno un significato storico. Uno dei miei preferiti coinvolge Jean LeBer, una donna morta nel 1714. Nei primi anni Novanta, Jean LeBer è stata proposta in Vaticano per la beatificazione. L’Arcidiocesi di Montreal mi ha chiesto di occuparmi della riesumazione e di analizzarne i resti. Questa esperienza portò ad una delle linee principali del mio secondo libro “Cadaveri Innocenti” (1999, “Death du Jour”).
Un altro fra i miei preferiti è stato di ispirazione per “Skeleton” (2007, “Bones to Ashes”). In quel caso riesumai e analizzai i resti di Raoul Leger, un sacerdote cattolico di New Brunswick, in Canada, che venne ucciso nella guerra civile guatemalteca e lì sepolto in una fossa comune. Quando la Canadian National Film Board girò un documentario su Raoul, la sua famiglia realizzò di non sapere veramente cosa gli fosse successo. Mi chiesero di occuparmi del caso per vedere cosa avrebbero potuto rivelare le ossa. Attraverso quell’esperienza ho scoperto la cultura acadiana e la recente storia del Guatemala.
Il villaggio degli innocenti” (2002, “Grave Secrets”) è stato un altro mio libro che riguardava il Guatemala. Per quella  storia mi ero basata sul mio viaggio con il Dr. Clyde Snow per lavorare con la Fondazione per l’Antropologia Forense del Guatemala. L’incarico era di recuperare scheletri da una fossa comune nelle alture del Guatemala sud-ovest, vittime della duratura e tragica guerra civile. Non scorderò mai la rugosa vecchia signora che veniva tutti i giorni e vegliava silenziosamente. Le sue quattro figlie e nove nipoti erano sepolti nella fossa che stavamo dissotterrando. “Testimone dal passato” (1×01 “Pilot”) l’episodio pilota di Bones del 2005 si apre con Temperance Brennan che ritorna dal Guatemala e dove aveva lavorato ad una simile riesumazione di resti umani.”

E’ giunta ad una conclusione sul perché le persone uccidono?

Sì. Non sono una psicologa, una sociologa, né una profiler, ma leggiamo ripetutamente che si tratta di un ciclo. Coloro che abusano sono stati vittima di abusi, sono certa che ci sia una componente in questo. La domanda più importante è: come fermarli? Come arrivare alla generazione che fermerà quel ciclo? Questa è la domanda più importante.”

Come riesce a rimanere speranzosa pur fronteggiando così spesso la morte?

Lavoro con i morti, è vero. Ma lavoro per i vivi. Per quelli che vengono lasciati indietro. La speranza viene nel dare una voce ai morti. Indipendentemente dal fatto che sia un caso singolo o un caso importante come il Guatemala o il Rwanda, ogni risoluzione è gratificante quando porti la pace alle vittime e alle loro famiglie. Come Temperance Brennan e il team del Jeffersonian in Bones, tendo a farmi carico dei casi difficili – corpi mummificati, bruciati, decomposti, smembrati o scheletrici. Casi che non possono essere risolti da un patologo con una normale autopsia. Come dimostrato in ogni episodio di Bones, la mia linea di lavoro non è per gli schizzinosi. Quelle che arrivano al mio laboratorio sono vittime di omicidio, suicidio o incidente, sono persone che hanno subìto una morte violenta. A differenza dei non professionisti, io non vedo semplicemente le conseguenze della violenza in televisione, online o sulla stampa. La vedo da vicino in obitorio e c’è sempre qualcuno dimenticato che sta soffrendo. Un marito, una figlia, un amico. E questi individui vogliono delle risposte. Una chiusura.”

Sappiamo che Brennan ha pensato le stesse cose in Bones.
Per spiegare ulteriormente le motivazioni, vi riporto le stesse parole usate da Kathy, riportate dal personaggio letterario di Temperance Brennan in “Viaggio fatale” (2001 “Fatal Voyage”): “I morti hanno il diritto di essere identificati. La loro storia ha il diritto di avere una conclusione e un posto nei nostri ricordi. Se muoiono per mano di altri, hanno anche il diritto di vedere che quella mano sia messa in condizione di non nuocere più. Anche i vivi meritano il nostro sostegno quando la morte di qualcuno cambia la loro esistenza. I genitori, disperati alla notizia di un bambino scomparso. I parenti, che sperano di riavere i resti dei loro cari da Hiroshima, dalla Corea, dal Vietnam. Gli abitanti di un villaggio, senza speranze di fronte a una fossa comune in Guatemala o in Kurdistan. Le madri e i mariti e gli innamorati e gli amici […] hanno il diritto di ricevere informazioni e spiegazioni, e hanno anche il diritto di vedere i responsabili puniti. È per queste vittime e per chi le piange che ricavo racconti postumi dalle ossa. I morti rimarranno morti, nonostante i miei sforzi, ma è necessario trovare risposte e attribuire responsabilità. Non possiamo vivere in un mondo che accetta la distruzione della vita senza spiegazioni e senza conseguenze.”

Nella seconda parte della nostra intervista, la prossima settimana, troverete il dinamico duo madre-figlia e discussioni in merito a come “The Woman in the Whirlpool” ha preso forma, che tipo di significato abbia la collezione di biscottiere per tutto il team del Jeffersonian e cosa c’è all’orizzonte per Brennan e Booth.

Fonte: Buddy Tv

Traduzione: Cristina

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