Backstage

La sesta stagione di Bones, dopo un’estate di dibattiti e polemiche incentrati intorno agli spoiler, riparte il 23 settembre 2010, nello stesso timeslot dell’anno precedente, il giovedì alle venti, sempre in coppia con Fringe. Gli ascolti calano leggermente rispetto alla premiere della quinta stagione, ma restano nella buona media della serie.

Il caso

Sono passati sette mesi dagli eventi della season finale della quinta stagione. Un bambino è stato rapito e Cam conduce esami su un piccolo scheletro che potrebbe essere il suo, ma è sola, in difficoltà e rischia il lavoro… Sarà necessario che gli altri ritornino alla base per darle man forte. E si scoprirà che il piccolo scheletro riserva delle sorprese…

I protagonisti: particolari, dinamiche, evoluzione

Allora, allora… Li avevamo lasciati tutti all’aeroporto, pronti per dividersi e prendere strade diverse. Brennan e Daisy in Indonesia. Booth in Afghanistan di lì a una settimana. Jack e Angela a Parigi. Gli unici a rimanere indietro erano Cam e Sweets.
Il gruppo si scioglieva e disperdeva.
E adesso, dopo sette mesi, un po’ prima del previsto anno annunciato in precedenza, eccoli ritornare. A raccolta per aiutare un membro di quel gruppo disgregato. Uno di loro in difficoltà.
E’ l’adorabile Caroline Julian a fungere da deus ex machina della situazione. Lo è sempre stata, del resto, sin dai tempi del bacio di Booth e Brennan sotto il vischio. Cam, quella che è rimasta a reggere il forte in assenza di tutti gli altri, è nei guai. Ha bisogno dei suoi compagni. E Caroline passa al contrattacco. La sua arma è il telefono, la sua missione ripescare tutti i fuggiaschi, dovunque essi siano.
Il primo che contatta è Booth, in Afghanistan. Ha appena salvato un bambino da alcuni rivoluzionari e la madre del piccolo gli ha detto che il padre del bimbo dovrebbe essere lì e non a combattere una guerra altrui. Impossibile per Booth – e per noi – non pensare a Parker. La telefonata di Caroline arriva a fagiolo, come si suol dire: Cam rischia il licenziamento ed è il caso che lui indossi la sua armatura da cavaliere e faccia ritorno. Lo chiama persino Sir Galahad. Il che a posteriori potrebbe risultare un po’ ironico… Ma questo a suo tempo.
Poi è la volta di Brennan, che ritroviamo in panne nella foresta indonesiana con Daisy, alle prese con un gruppo di guerriglieri. E’ una Brennan dal nuovo taglio di capelli, ma sempre ben felice di menare le mani (ed è un piacere vederla abbattere i guerriglieri come birilli). Caroline le dice che Booth sta tornando, che tutti lo stanno facendo, ma che c’è bisogno di lei perché è la più intelligente. Con Brennan questo è come sventolare un drappo rosso davanti ad un toro.
Va detto che non viene mostrata la telefonata a Parigi, a Jack e Angela. Immagino sia stata tolta per motivi di tempistica, ma effettivamente rappresenta un piccolo buco narrativo.
Peraltro non manca la telefonata a Sweets, che si sta prendendo un anno sabbatico ed ora sfoggia un pizzetto da ragazzo cresciuto e si diletta con la musica. Caroline lo mette nel sacco raccontandogli che Booth sta tornando dall’Afghanistan con un problema di stress post-traumatico.
In ogni caso eccoci alla scena che tutti – o quantomeno un sacco di persone – aspettavano. Il primo incontro tra Booth e Brennan dopo sette mesi. Eccoli lì, sul luogo prestabilito (amano molto gli scalini, questi due), a guardarsi intorno e poi a trovarsi. Lei si illumina, lui sorride con sincerità. Si vanno incontro e lei è quella abbraccia con più slancio. Lui è più cauto, al contrario di Brennan non chiude gli occhi e continua a sorridere con un’espressione un po’ remota. Poi si separano… e bamm, la sigla iniziale. Un po’ brusco questo montaggio, gente!
Torniamo alla nostra coppia preferita… Parlottano dell’Indonesia e dell’Afghanistan seduti sui gradini, ma quasi subito si arriva al punto. E’ Booth ad arrivarci, sembra avere molto premura. Chiede a Brennan se abbia conosciuto qualcuno di speciale.
Con cui fare sesso?”, replica lei. No, non ce n’era il tempo o la propensione, si lavorava. E lui?
Booth non aspettava altro e subito tira fuori il cellulare su cui campeggia la foto di una bella ragazza dai lunghi capelli biondi. Hannah. Una corrispondente di guerra, che ha arrestato perché si era infiltrata in una zona riservata.
Hai arrestato anche me una volta”, ribatte Brennan e Booth le dice che se ne ricorda e lo dice sorridendo con un certo calore. E fa sorridere anche lei. Fin qui non c’è nulla di insidioso, solo un po’ di inquietudine. Hannah ora è in Iraq, spiega Booth. E Brennan domanda se sia una cosa seria. Qui arriva il pugno allo stomaco. “Seria quanto un attacco di cuore”, risponde lui. Brennan trasecola. Gli attacchi di cuore sono molto seri, nota. Molto, conferma Booth. E la fissa.
Digressione. Alla visione di questa scena c’è chi ha detto che Booth sia stato poco gentile ed indelicato nello sbattere in faccia questa notizia a Brennan appena incontrati. Altri che Booth pare non reagire minimamente all’evidente impatto prodotto su Brennan. Hanson peraltro, in un’intervista, ha sottolineato che se la scena era stata fatta bene, avremmo notato che lui non la stava guardando mentre lei faceva quell’espressione…
Mmm, beh, signor Hanson, non l’avete fatta bene, perché Booth la guarda eccome. Soprattutto quando le ripete che gli attacchi di cuore sono “molto seri”. E’ un’affermazione di cui chiaramente lui vuole che lei prenda atto. Come a dire “siamo qui di nuovo insieme, Bones, ma voglio subito mettere le cose in chiaro. Tu mi hai detto di no e io ti ho detto che sarei andato avanti. Tu mi ha detto che meritavo una donna in gamba. E ora ti sto dicendo che sono andato avanti e che ho una donna come tu mi auguravi. Guardami bene in faccia, voglio che tu capisca che sono serio”.
Ho riguardato la scena molte volte e non ho colto nel volto di Booth voglia di rivalsa o crudeltà gratuita. Solo e soprattutto desiderio di chiarire la situazione.
Si accorge di quanto ci sia rimasta male Brennan?
Questo è da stabilire e non basta questa puntata a chiarirlo del tutto. Dipende molto dal punto di vista di Booth e da come lui si senta davvero. Pensa che Brennan gli abbia detto no perché non lo ama, come confidò l’anno scorso a Gordon Gordon?
In questo caso lui forse da per scontato che per lei non sia un problema e ci tiene solo a confermarle che è andato avanti serenamente. E quindi proprio non può essersi accorto di quello che Brennan ha provato.
Oppure voleva effettivamente provacarla e non ha reagito perché non intende darglielo a vedere?
Un piccolo indizio arriva dalla conclusione della scena. Dopo la rivelazione su Hannah, Brennan cambia velocemente discorso e propone di andare dagli altri, ma si incammina dalla parte sbagliata, segno che è ignara di molti dei cambiamenti avvenuti nei sette mesi trascorsi. “Non sei rimasta in contatto con nessuno, mentre eri via?”, le chiede Booth.
Lei risponde di no e lui fa un commento interessante: “E’ bello sapere che non lo hai fatto solo con me…”.
Decisamente più che un indizio, in verità. Booth è ancora ferito. E non poco. E questo in parte spiega la sua fretta di raccontare di Hannah a Brennan e il suo atteggiamento apparentemente distaccato. Per lui, Brennan è qualcuno che gli ha detto di no, poi se n’è andata, poi non gli ha più nemmeno fatto sapere nulla di sé. Qualcuno potrebbe obbiettare che avrebbe potuto contattarla lui, ma date le premesse non era un’opzione possibile. Quindi sì, forse c’è in Booth la convinzione di non essere ricambiato ma anche la rabbia. Torneremo su questo concetto più avanti.
Intanto un altro punto importante. Come scrivevo poco fa, Brennan è del tutto ignara di quel che è accaduto mentre era in Indonesia. Alla prima riunione del gruppo (a proposito, nella prima inquadratura Booth appare in disparte, ma credo stia controllando il proprio cellulare: presumibilmente deve aver sentito Parker dato che poi dice di dover far colazione con lui l’indomani), Brennan scopre che non solo Cam non è più al Jeffersonian, ma anche tutti i suoi tirocinanti se ne sono andati. Nigel-Murray ha vinto un milione di dollari e sta facendo il giro del mondo. Vaziri ha cambiato dottorato, da antropologia forense a quella culturale e sta facendo tirocinio altrove. Fisher è in clinica a curarsi la depressione. E Clark ha accettato un lavoro a Chicago. Wendell si è messo a lavorare in un’officina.
Brennan se ne stupisce. Che è successo? Perchè?
Cam non ci va leggera, al proposito. “E’ successo che hai messo i tuoi desideri personali davanti a tutto il resto e te ne sei andata”.
Wow. Cam… “Sei arrabbiata con me?”, replica Brennan confusa.
Sì, lo sono. Avevamo qualcosa di grande e tu hai lasciato che svanisse”.
Eccessiva? Ingiusta?
Se ripensiamo agli anni passati e alla passione con cui Cam ha sempre sostenuto e spesso difeso la sua famiglia lavorativa, viene naturale capire come debba essersi sentita nel vedere tutto questo disgregarsi e nel ritrovarsi in un piccolo laboratorio federale con collaboratori che valgono meno della metà di quelli che aveva. Un minimo di acrimonia è comprensibile.
Peraltro è obbiettivamente vero che, all’origine della digregazione del gruppo, c’è stato il desiderio di Brennan di allontanarsi da tutto. Il che, badate bene, non è un’accusa verso il personaggio. Anzi, è un punto fondamentale e molto interessante di questa premiere e anche della precedente season finale. Come leggevo in un esaustivo commento su un forum straniero, Brennan aveva bisogno di questo periodo sabbatico, del ritorno all’antropologia pura, a tutto ciò che era stata. Doveva essere quasi una specie di test. Cercare la prospettiva sulla sua vita lavorando in un luogo remoto, stabilendo quanto Booth – la sua presenza e la sua assenza – contasse e quanto lei stessa fosse mutata rispetto all’antropologa di tanti anni prima.
Un esperimento che in parte le è servito. Non ha scoperto nulla negli scavi, ma sicuramente dentro se stessa. E basta la visione di questo episodio per notare la differenza. In un celebre libro sugli uomini e le donne, si dice che spesso l’uomo sente il bisogno di estraniarsi nella propria personale caverna, per risolvere i problemi e capire le cose. Certo Brennan non è un uomo, ma è comunque andata in una sua propria caverna, lontana da tutto e da tutti.
Scelta che ha indubitabilmente delle conseguenze. Sempre nel suddetto libro c’è anche scritto che di frequente, quando l’uomo si isola nella sua caverna, la donna non ne comprende i motivi e si sente respinta, allontanata. Se vogliamo allargare il concetto, dentro la sua caverna Brennan stava facendo i conti con le proprie riflessioni, ma all’esterno erano rimaste molte persone senza di lei. Ricordate quando nel penultimo episodio dello scorso anno, Brennan si chiedeva se tutti i legami che aveva formato in quegli anni non l’avessero per caso indebolita?
Diciamo che i legami vanno in due sensi e non hanno avuto effetti solo su di lei, ma anche sugli altri. Ora, una volta riemersa dalla caverna, Brennan deve confrontarsi con quello che è accaduto mentre si isolava.
E non tutto è così facile da inquadrare…
Sorvolando sulla scena in cui Booth fa colazione con Parker e che non mi è parsa di grande interesse, passo subito ad un’altra scena chiacchieratissima e controversa.
Booth è al Bureau con Caroline. Che insiste per sapere se in Afghanistan gli è successo qualcosa di particolare. E lui tira di nuovo fuori la foto di Hannah. A Caroline piace. Gli domanda se Brennan lo sappia e alla risposta affermativa di Booth, Caroline ne approfitta per sincerarsi che la squadra si ricomponga. Se non c’è più tensione emotiva, allora loro due possono ritornare a lavorare insieme. Booth risponde che lui intende restare, ma per quel che ne sa Brennan tornerà in Indonesia (e ha ragione, perché andando a riassumere Wendell, lei ha affermato esattamente questo), “a cercare il suo anello mancante con l’umanità”.
Speriamo tutti che lei lo trovi”, commenta Caroline.
Sì, anche io”, concorda Booth. Poi accenna alla foto di Hannah: “Ma qui non c’è un anello mancante, vero?”.
Parte del pubblico è insorta e Booth è stato crocifisso. Accusato a seconda dei casi di crudeltà, stronzaggine (scusate il francesismo), tradimento, ecc. C’è chi pensa infatti che Booth intenda che Brennan deve trovare la parte di umanità che le manca, mentre Hannah invece è tutta umana.
E… beh, se fosse così, Booth perderebbe di certo la qualifica di Sir Galahad, in quanto è un commento piuttosto meschino, ma… intende davvero questo?
Non è per voler essere buonista a tutti i costi, ma personalmente non ne sono sicura. Non dopo aver studiato le battute con una certa attenzione.
Il dialogo è in effetti molto sottile e non così immediato e diretto come sembra e vale la pena di ricordare che nella season finale della scorsa stagione, Brennan stessa disse che in Indonesia si stava cercando un fondamentale anello mancante della catena evolutiva, che lei definì anche interspecie. Quindi è possibile che Booth ironizzi non sulla mancanza di umanità di Brennan, ma su quella interspecie, l’anello mancante per la cui ricerca lei ha abbandonato il lavoro con lui. Per spiegarmi bene, c’è la possibilità che Booth dica che Brennan tornerà a cercare il suo anello mancante esattamente come potrebbe dire che tornerà ai suoi scavi o alla sua Indonesia. L’ironia, l’atteggiamento piccato, a mio avviso, potrebbero riguardare il desiderio che ha trascinato Brennan lontano, non la sua umanità.
Ovviamente l’ambiguità è voluta, presumo, specie considerando l’evidente ironia che permea anche le battute di Caroline (e nel suo caso sono quasi sicura che ce l’abbia con l’umanità di Brennan, dato che lei non ha mai nascosto di ritenerla non del tutto umana) e bisognerebbe chiedere ad Hanson quale sia l’autentico significato, ma basandomi sulla psicologia di Booth, finora sempre molto accurata, sono più orientata verso la seconda ipotesi, anche perché è coerente con tutto ciò che ci è stato raccontato sino ad ora.
Vi invito infatti ad una riflessione. Nella scorsa stagione, Booth non ha dovuto confrontarsi con un solo rifiuto, ma piuttosto con due. Quasi tutti pensano al finale del centesimo episodio, ma c’è stato un secondo rifiuto, a mio parere molto più pesante per Booth del primo: dopo il processo del Grave Digger, Brennan lo informa che è stanca di omicidi e indagini, che ha bisogno di prendersi una pausa, forse anche una lunga pausa. Dopo avergli detto di no sentimentalmente, ora dice no anche al lavoro insieme, ciò che li aveva sempre uniti indipendentemente da tutto. E se ripensiamo all’espressione di Booth nel guardare il taxi di lei che si allontana, possiamo chiaramente scorgervi gli ultimi residui di speranza che scivolavano via. Dissolti del tutto poi nella puntata successiva, con la decisione di Brennan di partire per l’Indonesia. E va anche ricordato che Booth non sa che lei è partita non solo per gli scavi e le difficoltà con il lavoro, ma anche per cambiare prospettiva sulla propria vita e sul rapporto con lei. Brennan lo ha detto solo ad Angela.
Mettendo tutto questo assieme (compresi i sette mesi in cui lei non lo ha mai contattato) ha un senso che Booth sia risentito nei confronti dei desideri egoistici (citando Cam) di Brennan, tanto più che è convinto che lei li asseconderà di nuovo.
Anche nell’apprezzamento finale su Hannah, non so, mi restano parecchi dubbi sul fatto che stia paragonando la sua umanità a quella di Brennan. Si riferisce chiaramente al suo aspetto fisico, non al carattere (perché Caroline concorda e come potrebbe dato che non conosce Hannah e ha solo una foto da guardare?) e mi sembra assurdo che Booth sostenga che Brennan non è umana fisicamente, quindi… Ho la sensazione che le sue parole significhino “Bones può andare a cercare tutti gli anelli mancanti che vuole, quello che ho trovato io, qui, è tutto completo, senza pezzi mancanti”.
Chiaramente, va detto che io non ho tutte le risposte in tasca. Questa è semplicemente la mia percezione. Più che altro vi esorto solo al beneficio del dubbio nei confronti di Booth.
Una cosa comunque emerge di sicuro da tutto ciò: sembra proprio che Booth non sia poi andato tanti avanti come dichiara. Hannah lo ha sicuramente conquistato, ma Brennan non è stata dimenticata nè archiviata, niente affatto.
Anche se ovviamente lui è in modalità “non c’è problema, io sono felice e sereno”.
Diventa particolarmente evidente nel successivo dialogo con Sweets.
Sweets, che ha avuto un confronto con Daisy. Ed è buffo come questa coppia sembri proprio l’equivalente grezzo di Booth e Brennan. Grezzo e un po’ più facilitato. In ogni caso, Sweets chiede consiglio a Booth. Ed eccolo lì Booth a consigliargli subito di voltare pagina. Di darsi una possibilità di essere felice. Da per scontato che Sweets non potrà esserlo con Daisy. E diventa ovvio che pensa la medesima cosa di se stesso nei confronti di Brennan. Così è lieto di confermare a Sweets che sì, lui ha voltato pagina con successo. Va tutto bene. Evviva.
Una volta era Brennan quella devastantemente in denial. Ora quello in pole position sulla linea di partenza della negazione è decisamente Booth.
Certo, anche lei, pur essendo cambiata, si dimostra ancora arroccata su alcune vecchie convinzioni. Quando racconta ad Angela della storia di Booth e Hannah, asserisce di essere contenta per lui, perché pare che una relazione romantica e devota sia ciò di cui lui ha bisogno per essere felice. Il sottotitolo è che Brennan evidentemente ritiene tuttora di non essere adatta ad offrire un rapporto di questo tipo…
Ancora non ci siamo.
A questo punto, qualcuno mi chiederà… ma non ci sono altre scene di Booth e Brennan insieme?
Voilà. La classica scena in auto. Dove Brennan esordisce che trova rassicurante essere di nuovo in macchina con lui (carino che lei sottolinei come Booth rifiuti sempre di mettere la cintura di sicurezza e venga spiegato il perché, era qualcosa su cui molti fans hanno discusso negli ultimi anni ) e Booth le chiede se resterà e riformeranno la squadra. E’ buffo come questo Booth in denial vada però sempre dritto al punto nel porre le domande, almeno in questa puntata. La replica di Brennan lo mette a dura prova: lei infatti, come lui si aspettava, vorrebbe tornare in Indonesia, ma è disposta a restare perché si rende conto di essere il pilastro portante del gruppo e quindi deve mettere da parte i suoi desideri egoistici. Booth mi è parso un tantino insofferente. E in effetti lei, sottolineando i suoi desideri egoistici, gli ha detto che quel che desidera non è restare lì, in realtà. Noi sappiamo che sta facendo riferimento allo sfogo di rabbia di Cam, ma Booth no, ed è chiaro che lui la interpreti in maniera diversa.
Brennan è tutta protesa a godersi le vecchie abitudini che sta poco a poco ritrovando, Booth invece pare faticare di più, proprio per via di un risentimento di base non affrontato e non sfogato. Magari se si fosse arrabbiato un po’ l’anno scorso…
Sul lavoro comunque la coppia non impiega molto a ritrovare la sintonia. Risolvono non uno ma ben due casi, rientrano ampiamente in azione.
Prima però di arrivare alla scena finale, bisogna ancora parlare di Angela e Hodgins, che da Parigi si sono portati a casa una bella novità. Angela aspetta un bambino: la prima a saperlo è Brennan, già eletta zia, e la nostra antropologa reagisce con inusuale dolcezza ammettendo di volere bene ad Angela davvero come ad una sorella. Un bel momento tra amiche. Speriamo di rivederne presto tanti altri.
E molto carina anche la scena tra Angela e Jack, con lui che si commuove e fa commuovere lei, continuando a ripetere che avranno un bambino e lui sarà padre. Molto dolci. Lui vorrebbe anche già annunciarlo agli altri ma Angela glielo impedisce. Una frase di Booth lascia intuire che però lui qualcosa sospetta…
E arriviamo dunque al finale, che ha un piccolo tocco geniale, nella migliore tradizione di Hanson. I nostri ritornano al Jeffersonian. Ed è divertente come ognuno, prima o dopo, cerchi attribuirsi il ruolo di pilastro o collante del gruppo. Cam a sua volta ringrazia tutti i suoi amici e ricorda loro che comunque lei è il capo. Hanno di nuovo il laboratorio, si accendono le luci, ma… ops!! Nel bel mezzo c’è un enorme mammuth!!!
Quando si dice il classico elefante rosa… rivisitato in chiave Bones. Hanson non si smentisce. Se non è una metafora della stagione, questa…
Sarà difficile lavorare con questa roba così ingombrante tra i piedi”, dice Brennan.
Abbiamo lavorato con fra i piedi roba anche più ingombrante”, commenta Booth.
Metaforicamente parlando, aggiunge. Lei concorda.
Si danno il bentornato reciprocamente e mentre Booth, visibilmente più rilassato, guarda davanti a sé, Brennan invece lo fissa. Mi viene da pensare che abbiano fra i piedi molto più di quel grosso peloso mammuth e di una bionda di nome Hannah.
Metaforicamente parlando, naturalmente.

La scena

Il salvataggio del piccolo Logan. Non so bene perché ma mi ha colpita. Booth che placca il fuggiasco e Brennan che corre sorridente verso il piccolo, passandolo poi alla madre. E poi lo sguardo che scambia con Booth, lui che solleva il pollice fissandola. Una scena d’azione che mi ha ricordato, non so il motivo, quelle della prima stagione. Con la variante di Brennan che fa la vezzosa con un bimbo. Quella è una chicca in più.

La battuta

Preferirei che non ci lasciassi da sole ”- Caroline a Booth, dopo che Brennan ha tentato di abbracciarla.

Simbologia

Un elefantone peloso nel mezzo del laboratorio. Un simbolo davvero sfizioso. Che forse ci indica il tema di questa stagione: Brennan e Booth e tra loro qualcosa di ingombrante. A volte persone (in questa puntata, Cam e Caroline, al pub, e anche se non fisicamente, Hannah sui gradini del primo incontro), ma più spesso dell’altro. Ostacoli di genere diverso, di quelli che, anche se ingombranti, non si vogliono vedere.

Il mio parere

Inferiore alla premiere dell’anno scorso (ma credo più per gli argomenti che per la confezione), questa comunque è una delle migliori premiere di Bones di sempre, almeno per me. Perché si riallaccia perfettamente alla season finale, porta avanti con coerenza la storia e si sofferma sull’aspetto personale delle vicende di ciascun personaggio. Una buonissima partenza, insomma, con molto potenziale da sfruttare per i rimanenti ventidue episodi. A mio parere Hanson sta continuando a fare un buon lavoro, di una certa finezza narrativa. Avrebbe potuto scegliere una chiave di lettura melodrammatica, mentre ha invece optato per qualcosa di più sottile e meno ovvio, com’è nel suo stile. Quest’anno ci racconterà i risultati e le conseguenze delle scelte e dei cambiamenti e le reazioni ad essi. Vedremo cosa tutto questo comporterà, nel bene e nel male, per Booth e Brennan. Personalmente io sono pronta a cominciare questa nuova avventura.

5 Commenti

  1. Alessia

    Concordo con Dreamhunter su TUTTO.
    E credo che, critiche o non critiche, tutti i fans sono pronti per questa nuova avventura.

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  2. Dreamhunter

    Sono contenta che concordi, Alessia. :)
    Prestissimo in arrivo anche i Raggi X del 6×02 e del 6×03. :)

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  3. Alessia

    Grazie mille :)
    Grazie di tutto il tuo impegno nel lavoro che fai per noi fan di Bones su questo MERAVIGLIOSO sito.
    Adoro leggere le tue opinioni qui come le tue ff sparse per il web.
    Ti ammiro molto!

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  4. guasty

    mi piaceva Sweets col pizzetto, peccato se lo sia tagliato già dalla seconda puntata.

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  5. Marta

    Ripercorrere le puntate di Bones attraverso queste riletture è stato veramente emozionante… E’ stata una serie di “l’avevo detto io!” e di “è vero!” :) La recitazione di questi attori è talmente brillante che per chi li segue è impossibile non leggere nelle loro espressioni e nelle parole non dette un altro mondo dietro le battute del copione… Senza contare la capacità degli sceneggiatori e di tutti i professionisti che lavorano a questa serie di raccontare delle vite piuttosto che delle semplici storie…
    Vorrei chiedere la tua opinione sulle ultime battute della puntata: “Welcome home Bones” “Welcome home Booth” (lo guardo in inglese, non so come abbiano tradotto la scena in italiano). Ho avuto l’impressione che con “home”, più che a Washington, si riferissero al Jeffersonian e al laboratorio che dopo il ritorno della squadra è di nuovo a loro disposizione. Non è la prima volta che Booth si riferisce al laboratorio come “house” di Bones (3×06 The intern in the incinerator, scena finale). Ma con la sua risposta, è come se Bones volesse dichiarare che per quanto la riguarda quella è anche la “home” (con una accezione più privata e personale rispetto a “house” usato da Booth) di Booth, che si è sempre sentito un po’ fuori posto nel territorio degli Squints. Le battute precedenti, ma soprattutto gli sguardi dei due mi fanno propendere per un qualcosa in più di un bentornato di rito…

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