Comic-Con 2010 – Un giorno con Bones
in: Varie
La mia avventura comincia il 22 luglio 2010 su un aereo della U.S. Airways ad un orario imprecisato perso tra Italia e Stati Uniti, mentre mi dirigo a San Diego, alla volta del Comic-Con.
La folle decisione di partire è stata presa su Twitter nel giro di pochi minuti, seguendo istintivamente quella che proprio negli U.S.A. è detta la “five second rule”, più o meno quella legge che ti fa prendere in infinitesimali momenti decisioni folli, che difficilmente si finisce per rimpiangere. E così in quei fatidici “5 secondi”, un pomeriggio di luglio, riesco ad acquistare dei biglietti rimessi in vendita dall’organizzazione del Comic-Con, un biglietto aereo di andata e ritorno per San Diego e una stanza di albergo per quattro notti.
Ebbene sì, miglia e miglia da percorrere, 17 ore di viaggio a tratta e soli tre giorni per vivere un’emozione.
Detta così sembra una follia, viverla è peggio. Ma ci sono follie alle quali non si può e non si deve rinunciare.
Così parto per la California, con in tasca un fantastico disegno che potete vedere qui sotto
preparato da reihino83 e Suwya con dietro le firme di buona parte del Forum e l’intento di consegnarlo nelle mani di Hart Hanson, compito che – lo confesso – non pensavo davvero sarei riuscita a portare a termine.
Arrivo a San Diego alle 20.15 circa di una fresca serata estiva e, giunta in albergo, mi unisco alle mie compagne di avventura americane con le quali da tempo comunico via Twitter. Christine (Rayne73) e Denise sono due ragazze dolcissime e parte della meravigliosa riuscita di questo viaggio deve essere anche attribuita a loro due, non condivedere questa esperienza con qualcuno, non le avrebbe infatti attribuito il medesimo valore.Il grande giorno, quello del Panel di Bones (la ragione per cui sono qui) arriva presto, lasciandomi con poche, pochissime ore di sonno alle spalle ed una strana tranquillità dentro.Il Comic-Con è pura follia.
Avete presente il concetto di folla?
Ecco… adesso prendete questo concetto ed elevatelo all’ennesima potenza, perché ancora non basterà a descrivere la marea umana che ci troviamo di fronte alle sei di mattina al Convention Center di San Diego.
Sì, avete letto bene. Le sei di mattina.
Ed era tardi.
Non fosse stato per Annie/bonesjonsing (un’altra compagna di Twitter, appassionata anche lei di Bones), molto di ciò che è successo dopo non sarebbe effettivamente accaduto. Lei infatti ci chiama e ci mettiamo in fila per accedere al piano inferiore dove tentare di recuperare dei cartoncini che ci permetteranno dopo di metterci in fila per avere l’autografo di Hart Hanson, Emily Deschanel e David Boreanaz che sono ospiti quest’anno del Comic-Con, mentre una sua amica è già in fila per entrare nella sala dove si terrà il panel che, tanto per darvi un’idea, può accogliere 60 mila persone!
La folla preme, finalmente le porte del Comic-Con si aprono…
…e una marea umana si butta letteralmente alla ricerca dei vari stand della manifestazione, tra cui quello della Fox
dove tre povere ragazze distribuiscono cartoncini colorati nelle mani imploranti di disperati partecipanti.
Ecco, diciamolo, sono alta un metro e 55!
Vi pare possibile che io non venga respinta dalla folla tipo tappo di champagne??
Perché è esattamente quello che è accaduto!
Ma continuo ad essere tranquilla, perché a quel punto ho già compreso che la “5 second rule” vale per tutti al Comic-Con e che lottare contro la Dea Fortuna è assolutamente impossibile.
Mi volto e faccio per allontanarmi alla ricerca delle mie compagne e mi trovo una ragazza di fronte, con il sospirato cartellino viola di Bones tra le mani.
Mi dice semplicemente che non lo vuole e se per caso io ne ho bisogno, perché in fila era vicino a me e ha sentito che venivo dall’Italia e, quando se l’è ritrovato in mano, ha pensato avrei potuto desiderarlo.
L’ho abbracciata e ringraziata, le ho chiesto se potevo fare qualcosa per lei, ma semplicemente ha scosso le spalle, ha risposto di no, ha detto di divertirmi e se n’è andata… così come era venuta.
E io ho i miei tre autografi in tasca!
Torniamo alla fila del Panel, per riunirci all’amica di Annie che ci attende. Anche lei si è guadagnata il suo bigliettino, a differenza di Christine purtroppo. L’attesa a quel punto è breve. Mezz’ora circa e aprono anche le porte della “Ballroom 20” e siamo in dodicesima fila!
E, credetemi, vista l’estensione della sala, anche questo è un piccolo miracolo!
Ascolto il panel di Stargate Universe, di Caprica (dove c’è anche James Masters – lo Spike delle serie Buffy ed Angel, per chi non lo sapesse), di Big Bang Theory (esilarante) e infine… Bones.
Entrano presentati da un giornalista di TV Guide che ha il compito di moderare il panel e che, lo ammetto, non mi ha particolarmente esaltata, nell’ordine: Hart Hanson (che è un orsacchiotto, esattamente come lo immaginavo), David Boreanaz (che se possibile è persino più bello di come me lo aspettavo) e, pochi minuti dopo, Emily Deschanel (una dea) e ho detto tutto!
Ciò che è stato detto lo potete ascoltare in questi 5 video su You Tube e nella nostra gallery potete fare una scorpacciata di foto dell’evento, sia scattate dalla sottoscritta che da fotografi ufficiali dell’evento con apparecchi e capacità decisamente superiori alle mie!
Bones Comic-Con Panel 2010 – (part 1)
Bones Comic-Con Panel 2010 – (part 2)
Bones Comic-Con Panel 2010 – (part 3)
Bones Comic-Con Panel 2010 – (part 4)
Bones Comic-Con Panel 2010 – (part 5)
Ma vederli interagire dal vivo è stato… beh… fantastico e surreale insieme.
Qualche minuto prima che il panel finisse, dietro suggerimento di Annie, per evitare di rimanere incastrati dalla folla, scendiamo al piano di sotto per metterci in fila per gli autografi. Attesa decisamente più breve e numeri assolutamente più contenuti.
Poi la fila scorre, velocemente, e io me li trovo di fronte, a pochi millimetri di distanza, separati da un bancone bianco. David Boreanaz, Hart Hanson e Emily Deschanel.
E sì, lo so che volete sapere come sono… David è assolutamente, totalmente stunning.
Concedetemi l’inglese perché ci vuole! È decisamente meglio di come appaia in televisione. Alto – molto alto – e con un corpo che sembra disegnato da un artista, o da un ottimo personal trainer!
Gli occhi sono meno piccoli di come appaiono sullo schermo, hanno una fantastica inclinazione quasi da orientale ed il viso è meno spigoloso di quello che possa sembrare. È un po’ serio il ragazzo. Forse il meno facile da approcciare, ma nel momento in cui gli dico che vengo dall’Italia, ecco che parte il sorriso… quel sorriso, ci siamo capiti? Quello assassino alla DB. E comincia a chiedermi se sono lì in vacanza e quando gli dico che sono a San Diego solo per i tre giorni del Comic-Com e principalmente per Bones mi dà della matta (ma questi sono dettagli trascurabili!) e poi prende a gomitate Hart Hanson per comunicargli la cosa e lui si gira e la fila scorre e saluto David per passare ad HH. Gli consegno il disegno e gli faccio vedere anche il retro con le firme di tutti e lui mi dice che conosce i-Bones, sa chi siamo e mi ringrazia tantissimo del disegno. Ma i miei “doveri” di messo non sono ancora finiti e parto con la seconda consegna.
Christine infatti mi ha affidato il compito di affidare ad HH, da parte dei fan di Bones che frequentano Twitter, il Bones Year Book. In sostanza un libro in cui sono state raccolte le foto di tutti i fan e degli attori e dei produttori di Bones di quando frequentavano il liceo, esattamente come fosse uno di quei classici libri fotografici americani che loro usano pubblicare a scuola.
L’iniziativa è piaciuta da impazzire fin da subito ad Hart & Co. e quando gli ho consegnato l’originale ha ringraziato per l’ennesima volta, ma a quel punto anche Emily stava ascoltando e ha preso in mano il libro e ha cominciato a sfogliarlo ed è impazzita.
Direi che dalla foto si percepisce abbastanza la sua sorpresa (quella senza la bocca spalancata sulla destra sono io!)
Ho spiegato ad Emily di cosa si trattasse e abbiamo cominciato a parlare della sua foto sul libro, di come e dove l’avessimo trovata e del fatto che l’iniziativa fosse “awesome”, agli americani piace dirlo. Ed ebbene sì, gente, ho fatto squelare Emily Deschanel!
Non ve l’ho descritta?
E’ vero, ma solo perché non è facile trovare aggettivi per la perfezione. Viso perfetto, occhi – ha ragione David – in cui ti perdi ed una gentilezza d’animo percepibile persino nei pochi attimi di un incontro del genere. Mentre parlavo, infatti, uno dei ragazzi della sicurezza ci interrompe, dicendo che devo andare avanti per far scorrere la fila, ma lei gli risponde che “stiamo parlando” e in sostanza lo zittisce, lasciandomi il tempo di spiegare per bene tutto quanto.
E poi mi allontano anche da lei e il mio attimo di gloria finisce con la rapidità con il quale è cominciato.
E continuo ad essere calma in tutto questo. Non so bene perché!
Mi rendo conto che sto scrivendo persino troppo, ma volevo aggiungere due cose. Nel pomeriggio ed il giorno dopo poi, ho avuto modo di conoscere Marisa Roffman, Korbi e Anthony Ocasio, tre giornalisti che si occupano di Bones e con i quali, nel tempo, ho avuto modo di parlare attraverso Twitter.
Siamo rimaste un’ora e mezzo a chiacchierare con Marisa, ed il giorno dopo poco meno con Anthony, ma entrambe le occasioni sono state speciali come ogni momento vissuto a San Diego. Nonostante il sonno perso, il poco cibo mangiato e le attese e la folla… è banale, lo so, ma direi che la conclusione migliore per questo papiro è che a volte i sogni, semplicemente, si avverano.
Basta crederci, prendere qualche rischio e salire su un aereo!
Di omelette73
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bellissimo e dettagliato il resoconto del tuo viaggio a san diego,contenta che ti sei divertita ed abbia potuto vedere da vicino i nostri eroi,hai ragione i sogni possono avverarsi e tu ne hai appena dato la dimostrazione!!