Sindrome di Asperger: svelato il “segreto” di Bones?

Una notizia molto, molto particolare per i fan di Bones.

Hart Hanson in questo articolo spiega cosa ci sia dietro agli ormai famosi “I don’t know what that means” (“non so cosa significhi”) di Bones, alle problematiche a socializzare e all’incapacità di cogliere i più semplici sensazioni delle altre persone, della protagonista del telefilm.

Forse Temperance Brennan non è solo una persona “strana” e un po’ fuori dal mondo, forse c’è una spiegazione per tutto questo…

Il creatore dello show Hart Hanson dice di aver in parte basato Brennan su una sua amica affetta da sindrome di Asperger, ma il bisogno di un network televisivo come la Fox di attrarre il maggior audience possibile è significato che lui non ha potuto uscirsene con questa cosa e dirla.

Se fossimo stati su una TV via cavo, avremmo detto fin dall’inizio che Brennan era affetta dalla sindrome di Asperger,” dice Hanson. “Invece, essendo su un network, abbiamo deciso di non etichettare un personaggio principale, nel bene e nel male. Ma gli elementi ci sono tutti.

Adesso che Bones è un successo stabilito, Hanson ha pensato ad una trama  per la prossima stagione in cui Brennan esplora l’idea di essere affetta da Asperger. Ma condivide le paure degli autori di “Big Bang”.

Dobbiamo farlo assolutamente nella maniera migliore,” dice Hanson. “Se non la metti nella maniera giusta, fai del male a delle persone.

Fonte: nj.com
Traduzione: omelette73

Vi riportiamo, al riguardo, un’analisi molto interessante di Ales, un’utente del Bones Italian Forum, che, conoscendo in prima persona persone con questa patologia, ci spiega alcune analogie e alcune differenze con il personaggio di Brennan…

Conosco la sindrome piuttosto bene, le persone con questa sindrome sono affettuosamente chiamati Aspie, e devo dire che Brennan ovviamente non é un’Aspie.
Il personaggio che era un vero Aspie era Zack.

Brennan ha dei tratti caratteriali che sicuramente sono uguali alle persone con questa sindrome, l’essere troppo letterale, non saper leggere le espressioni facciali (vi ricordate il fallimento di Sweets ad insegnarle?), l’intelligenza logica fortemente sviluppata.
Ha anche dei comportamenti che ricordano un Aspie, come la mancanza di empatia e di comprensione delle emozioni altrui.
Ma non lo é perché sin dal pilot abbiamo visto che era sensibile alle emozioni e al dolore altrui (quando si volta a guardare i genitori della vittima al funerale), era desiderosa di interagire con altri (quando parla con Angela che le dice che lei tiene le distanze perché sente troppo), con Booth ha sempre saputo dialogare a sguardi.

La sensibilitá e l’emotivitá di Brennan sono assenti in un vero Aspie. Che non avrebbe salvato il padre al processo (perché logicamente era colpevole e la giustizia deve fare il suo corso), che non avrebbe pianto tutte le volte che ha pianto Brennan, non si sarebbe affezionato ad Andy e non si sarebbe emozionata al Natale in prigione. E non avrebbe sofferto cosí tanto il ritorno del padre nella sua vita.

Insomma, secondo me Brennan é una persona che ha tratti caratteriali Aspie di suo ma la sua freddezza e difficoltá sociale sono molto imputabili al trauma dell’abbandono.

Secondo me il dubbio é lecito, ma nello show poi verrá fuori che Brennan non é un’Aspie ma immagino che Hanson non voglia disturbare od offendere chi davvero lo é. Comunque punto di vista interessante ma argomento delicatissimo. Ma Hanson é bravo con la delicatezza…

Ales2004

6 Commenti

  1. Tiziana Pannunzio

    Vorrei ricordare che la sindrome di Asperger è una malattia genetica: o la si ha o non la si ha.
    Non si può essere “leggermente” Aspie, anche se ovviamente ogni singolo Aspie è diverso dall’altro e riesce ad inserirsi più o meno bene nella società.
    Ultimamente noto un incremento di film, telefilm, libri e quant’altro, i cui protagonisti sono Aspie. Questo da una parte può essere utile, perché fa conoscere alle persone cosiddette “normali” questa patologia e la conoscenza è il primo passo verso l’accettazione, ma dall’altra può essere dannosa, perché banalizza una situazione in realtà molto complessa.
    Gli Asperger sono lucidi e coscienti della propria patologia. Sentirsi chiedere da un imbecille: “uh, allora e faccio cadere gli stuzzicadenti per terra mi sai dire quanti sono” può comprensibilmente essere irritante. Come è irritante leggee qui e là per la blogosfera: “mi sa che sono Aspie anch’io, visto che non sopporto la gente”.
    Non è fantascienza, sono cose successe.

    Tiziana, mamma di Chiara, splendida Aspie diciassettenne.

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  2. xhio

    @Tiziana: Ciao Tiziana e innanzitutto grazie per il tuo intervento.

    Personalmente concordo con l’analisi di Ales: per come si è evoluto il personaggio di Brennan nel corso delle stagioni NON può essere affetto da sindrome di Asperger. Neanche “leggermente”. Magari in un primo momento gli autori ne avevano delineato alcuni tratti che potevano dare l’impressione che fosse un Aspie, ma considerato come ne hanno poi sviluppato il carattere e la personalità credo possiamo essere tutti d’accordo che non lo sia, e ammetto che mi stupirebbe se ad un certo punto gli autori tirassero fuori questa storia…

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  3. Tiziana Pannunzio

    @xhio infatti, credo anche io che non sia nell’intenzione dell’autore portare avanti la storia sul binario Aspie.
    Non ce l’avevo in modo particolare con questa serie, ma con l’andazzo generale. Pensa come si devono essere sentiti i genitori di ragazzi Asperger quando tempo fa girava lo “scoop” su House: egli è cinico e scorbutico, ma geniale, perché è Asperger. :(
    Quando in realtà gli Asperger, incapaci di sovrastrutture e finzioni, sono spesso terribilmente docili e vulnerabili…

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  4. Tiziana Pannunzio

    Che poi non è vero che gli Aspie sono privi di empatia: hanno enormi difficoltà ad esternare i propri sentimenti ed hanno scarsa mimica facciale, il che li fa apparire sempre non partecipi… ma ascoltano e recepiscono tutto, e spesso soffrono enormemente per questa loro difficoltà comunicativa.
    Personalmente mi sono fatta il classico sedere a tarallo, ma ho sempre spinto mia figlia a trovare il modo per comunicare i suoi sentimenti e l’ho aiutata a farsi, piano piano, gli strumenti per comprendere quelli degli altri, per interpretare i segnali che gli altri ci inviano non verbalmente.
    Frequenta con successo il terzo anno di liceo classico, è ben integrata nella classe e partecipa al gruppo teatrale.
    Le crisi di panico che le venivano di fronte agli imprevisti ora sono quasi del tutto scomparse.
    Insomma, si va avanti, pian pianino.
    Scusate l’OT :)

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  5. omelette73

    Figurati Tiziana, quello che scrivi è molto interessante, perché ovviamente è frutto di esperienza diretta e ci dà comunque una visione della cosa che non possiamo conoscere o immaginare o tantomeno sentire. In “difesa” della serie però (sempre che ci sia davvero bisogno di difenderla) lasciami solo dire che Bones ha spesso affrontato argomenti difficili con estrema delicatiezza, quindi personamentre credo che – dovunque decidano di andare – lo faranno con grande sensibilità. Lasciamogli il beneficio del dubbio insomma :)

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  6. Tiziana Pannunzio

    anche a me la serie pare molto rispettosa…
    Il mio era un discorso un po’ più generale

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