Non tocco la questione B&B di questo episodio perchè quello che qui (e nel precedente) mi ha colpito maggiormente è il grande tema della libertà (libero arbitrio) in relazione alla fede religiosa e alla scienza.

Può un Dio (il Dio cristiano), che è amore, chiedere un simile sacrificio?
Perché ha fatto un simile dono, se poi lo richiede indietro?

Tema che è già stato trattato da voi in precedenti interventi, per cui mi permetto di evidenziare un aspetto per me dirimente e che, in fondo, in maniera sfumata viene accennato nell’interrogatorio del fratello della ragazza Amish.
L’interrogativo da porsi è questo: è Dio a chiedere il sacrificio o è la coscienza morale e quella religiosa dell’uomo ad attribuire a Dio una simile richiesta?
Perché l’uomo cade in una simile trappola (è quella del serpente nel giardino dell’Eden)?
Perché con le migliori intenzioni del mondo, con rettitudine di coscienza, è pronto a sacrificare tutto pur di potersi garantire la falsa immagine che tutti noi ci portiamo dentro di un Dio cattivo e maligno, il quale sta lì pronto a fregarci, per cui la vita di un credente è in realtà una vita asfittica, stentata, mortificata e mortificante? Eppure la croce di Cristo dovrebbe essere la risposta a tutti i nostri dubbi.
A titolo esemplificativo, per farvi capire, l’antico Israele era circondato da popoli che tra i loro riti avevano quello del sacrificio alla divinità del maschio primogenito. Che cosa ci può essere di più terribile! E molte volte Israele è caduto nella tentazione di imitarli e la risposta del Signore ci viene dal profeta Michea:
“Gli offrirò forse il mio primogenito/ per la mia colpa/ il frutto delle mie viscere/ per il mio peccato?/ Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono/ e ciò che richiede il Signore da te:/ praticare la giustizia,/ amare la bontà/camminare umilmente con il tuo Dio”.

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